here comes the spring.
(ieri mi sono svegliata e il sole ha invaso la mia vita. posso ben dire che la buona vecchia cloud è tornata)
here comes the spring.
(ieri mi sono svegliata e il sole ha invaso la mia vita. posso ben dire che la buona vecchia cloud è tornata)
non serve alcun video, se non che mi ero ripromessa di postare sempre canzoni dai video efficaci. qui serve solo la musica.
da young team, i mogwai.
perchè vorrei urlare la musica che mi scorre nelle vene in questi giorni più che mai.
alta fedeltà. ho sempre preferito il libro al film. peccato per il lieto fine pieno di vane speranze, però che libro.
se c’è un libro che mi ha segnato, alta fedeltà è nella top 5. sicuramente.
uh baby i love your way…
canzone del giorno, doppia versione con lisa bonet e l’originale di peter frampton.
Please don’t say we’re done
When I’m not finished
I could give you so much
Make you feel, like never before
Welcome, they said welcome to the floor
It’s been a while
And you’ve found someone better
But I’ve been waiting too long to give this up
The more I see, I understand
But sometimes, I still need you
Sometimes, I still need you
I was struggling to get in
Left waiting outside your door
I was sure
You’d give me more
No need to come to me
When I can make it all the way to you
You made it clear
You weren’t near
Near enough for me
Heart skipped a beat
And when I caught it you were out of reach
But I’m sure, I’m sure
You’ve heard if before
prima eravamo al (1) centro commerciale qua di fianco a pranzare in un posto che si chiama wienerhaus ma prima si chiamava (2) porkhaus ma l’hanno cambiato perchè evidentemente era troppo osè, e mentre mangiavo una (3)cotoletta con patatine grossa come l’algeria la radio interna del locale ha trasmesso (4, 5, 6, 7, 8, 9, 10) DOWN DOWN DOWN delle LOLLIPOP
penso che le lollipop abbiano appena firmato la mia lettera di dimissioni
effettivamente, non poteva esserci conclusione migliore.
(per chi si fosse dimenticato delle lollipop e della loro hit…)
ma è impossibile essersele scordate.
voi clienti siete una razza seriamente interessante. sopratutto se siete clienti in un negozio di accessori, luogo in cui, teoricamente, non dovreste aver bisogno di sapere NULLA per poter acquistare.
invece no!
voi uscite di casa e pensate: a chi straccerò i maroni oggi? alle commesse di accessorize, che sicuramente stanno a pettinare le bambole!
ecco, io vorrei evitare l’imbarazzo di farvi vergognare di voi stessi e delle vostre domande, proponendovi un piccolo vademecum di cose da non PRONUNCIARE MAI MAI MAI E POI MAI.
alla prossima, con al seconda parte del vademecum.
Mea.
Suona come un mea culpa.
Una colpa che ti è stata inflitta per la tua purezza, la colpa di essere stata felice nel momento sbagliato.
La punizione per un’unica risata, non poter sentire ciò che vorresti gli altri ascoltassero. Puoi solo immaginare di urlare a un mondo costretto in troppi movimenti incomprensibili per te.troppo complicato questo mondo,in cui annaspi con le tue mani, e da cui cerchi di salvarti ogni giorno.
Non puoi chiedere spiegazioni, non puoi implorare pietà. Mea. Solo fare supposizioni.
in questa punizione l’unica cella che hai trovato di tuo gradimento è la biblioteca, unico luogo in cui solo l’anima produce rumore. è così solidale con te, la biblioteca: ti lascia in pace mentre tutto là fuori vuole infastidirti. tace, parla solo l’inchiostro che ti macchia il cuore.
ami questa gabbia quasi quanto ami il fatto di respirare quest’aria sporca.
-ma secondo te una sordomuta sa leggere?-
-abbassa la voce dai, ce l’hai a un metro-
-ma che cazzo ti frega, puoi dire quel che ne hai voglia tanto sta sfigata mica ci sente.
Tu alzi gli occhi, annientandolo col tuo blu.
-guarda che i sordi san leggere le labbra, scemo- sussurra la ragazza imbarazzata al suo amico.
-tanto sfigata la rimane comunque.
Tu sei già miglia lontana da quell’affermazione, persa nel tuo libro dell’inquietudine.
Tuttavia, se sfigata vuol dire avere sfortuna, direi che il destino ha già fatto la sua parte in merito. E quindi quel ragazzo tutti i torti in fondo, non li ha.
Pagina 72 vivere è essere un altro.
Ma tu non vuoi essere altro, tu sei perfetta, lo sai. Ogni defezione ha fatto di te una musa eterea, che parla con gli occhi e sente con le mani. Come ti diceva tua madre, la sua piccola musa.si, lo diceva sempre, tempo fa. Quando ancora tu possedevi una definizione per orecchie e.. e quando ancora lei esisteva.
Non di certo lo sei per tuo padre, che ti tratta come una menomata qualunque, al pari di quel ragazzo che chiaramente non ha l’intelligenza necessaria a capire che tu puoi senti cose che lui nemmeno è in grado di sognarle la notte.
Cos’è questa rabbia, Mea? La rabbia di chi si sente diversa? All’improvviso? Sei perfetta, sei la piccola musa.
Già, una piccola musa sordomuta.
-non far caso a lui-
Lucia. L’amica. Quella che non ha bisogno di aggettivi da affiancare a questa definizione. Quella che parla senza trattarti come una deficiente.
Per lo più carteggiano, ma in casi di emergenza Lucia conosce il linguaggio dei segni. E Mea è brava a commentare anche solo scostando una ciocca di capelli, perentoriamente neri.
-è scazzato per sua mamma, so che è in ospedale da tipo un paio di mesi.ultimamente ha una gentilezza per tutti.-
Certamente. Allora prendiamocela con chi vuole soltanto leggersi un libro in biblioteca, come una persona normale.
Scrive lei su quel bel quaderno a spirale scambiato in qualunque luogo.si, anche lanciato da una finestra in giardino, e si. Anche in bagno. Durante l’intervallo, nei bar, al ristorante cinese. Al cinema.
Certo, anche se non impazzisci per i film in 3d, perché non riesci a concepirli come una stregoneria , il tuo realismo ti porta a ridurre tutto a una spiegazione lucida, semplice, cinica. Ma ti piace Won Kar Wai. Ritrovi pezzetti di te sparsi in quelle donne silenziose e immerse in una luce quasi erotica.
Pagina 85: vivo di impressioni che non mi appartengono, dissipatore di rinunce..
-dai, andiamo a bere un caffè.- cara lucia che sa quello che pensi.
Forse è meglio andare a casa.
Dissipatrice di rinunce.
Attraversi piazza Arbarello e i suoi alberi così intensi d’autunno. Li senti sotto le scarpe, sotto i tuoi inseparabili stivali, senti ogni singola foglia struggersi e soffocare al tuo peso. Non vorresti essere crudele con loro, sono il tuo tappeto preferito.
Casa tua. Il portone e l’ascensore interno, scricchiola ogni volta che premi il pulsante.chiave nella toppa, ricordi a malapena il cigolio dell’uscio che si apre. Ricordi, affondi in ricordi di suoni.
Come il suono della pentola che bolle, quando tua mamma cucinava la pasta.
Tuo padre non è così bravo. Si impegna,diciamo, a fabbricare un sottoprodotto della pastasciutta al pomodoro che puoi ammirare nella pubblicità Barilla. Ma la barilla sponsorizza fantasie patinate di secondo dopoguerra, lo sai bene.
-ah, sei già a casa, Mea? M-E-A. C-I-A-O. V-U-O-I C-E-N-A-R-E?
Ecco. La solita storia. Sono 10 anni che ti parla così. Insopportabile. Scuoti la testa. I tuoi capelli ruggiscono un LASCIAMI IN PACE.
-quand…quand… (sbuffo).
Lui lascia il salotto, sicuramente andrà nel suo studio a finire qualche lavoro.
Vai in bagno. Apri il rubinetto e rimani a fissare l’acqua che silenziosa scorre sulle tue mani. Ti piace suonare il pianoforte con le gocce. Ognuna ha un suono diverso. Un perfetto suono diverso che è ispirato dalla musa dagli occhi blu.
Ti riprendi dallo stato di trance in cui sei caduta, asciughi le mani, noti come il viola dello straccio sia simile al tuo umore. In salotto tracce del passaggio del padre, che al momento sarà immerso in scartoffie, numeri, conti. Odi la matematica quasi quanto lui vanta di saperne i segreti.
Quando vuoi cenare c’è del pollo in frigorifero.
Beh, frase molto complicata da sillabare, in effetti. Stracci il biglietto, domandandoti quando, precisamente, da quanto tempo lui è l’unico non in grado di comunicare con te.
Perfino gli autisti degli autobus riescono a darti indicazioni –quasi- senza esitazione.
Camera tua.
Ah, camera tua. Addobbata di sorrisi e sfondi caratteristici, e pagine. Parole su parole. Semplicemente parole.
Pagina 57 sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto.
Se solo quel ragazzo oggi non avesse fatto quella battuta ricordandoti chi sei. Stanca di dover far finta di fingere che non ti importi nulla delle battute, degli sguardi e della commiserazione.
Se solo arrivasse qualcosa di nuovo, se solo potessi toglierti tutto e mostrare solo te stessa.
Scrivania. Computer. Face book.
migliaia di insignificanti pixel a comporre volti, migliaia di letterine a formare pettegolezzi di cui, compiaciuta, leggi il contenuto. coppie, litigi, amici, nemici e amanti. per oggi hai avuto la tua dose di universo, Mea.
Face book. Computer. Scrivania. Letto.
Buonanotte Mea. .
Domani è un altro giorno, mio caro Bogart.
Originally uploaded by anna☆morosini
(aspettando che una nevicata copra i dolori, le ansie, le paure e i disastri emozionali di una giovane donna dispersa tra le vie di una città così tremendamente bella).
pom pom pom turù tururù
…
lei è splendida anche con un mocio in mano e una salopette bianca che starebbe male a chiunque.
e lui sembra cary grant in vestaglia di susanna.
e questo film mi ha cambiato la vita.
quanto darei per saper giocare alla perfezione “quel film?”
fanculo.
fanculo alle parole.
fanculo.
fanculo alle TUE parole.
fanculo alle tue mani.
fanculo.