finally

Posted in canzone del giorno con i tag , , , , , , , on 1 febbraio, 2010 by cloudintheocean

here comes the spring.

(ieri mi sono svegliata e il sole ha invaso la mia vita. posso ben dire che la buona vecchia cloud è tornata)

summer.

Posted in canzone del giorno con i tag , , , on 24 gennaio, 2010 by cloudintheocean

non serve alcun video, se non che mi ero ripromessa di postare sempre canzoni dai video efficaci. qui serve solo la musica.

da young team, i mogwai.

perchè vorrei urlare la musica che mi scorre nelle vene in questi giorni più che mai.

canzone del giorno

Posted in canzone del giorno con i tag , , , , on 22 gennaio, 2010 by cloudintheocean

perchè chi vive rivedendo sempre gli stessi film, prima o poi commette l’errore di rivedere quel film in quei momenti.

alta fedeltà. ho sempre preferito il libro al film. peccato per il lieto fine pieno di vane speranze, però che libro.

se c’è un libro che mi ha segnato, alta fedeltà è nella top 5. sicuramente.

uh baby i love your way…

canzone del giorno, doppia versione con lisa bonet e l’originale di peter frampton.

you made it clear, you weren’t near, near enough for me.

Posted in canzone del giorno con i tag , , , , , , on 17 gennaio, 2010 by cloudintheocean

Please don’t say we’re done
When I’m not finished
I could give you so much
Make you feel, like never before
Welcome, they said welcome to the floor

It’s been a while
And you’ve found someone better
But I’ve been waiting too long to give this up
The more I see, I understand
But sometimes, I still need you

Sometimes, I still need you

I was struggling to get in
Left waiting outside your door
I was sure
You’d give me more

No need to come to me
When I can make it all the way to you
You made it clear
You weren’t near
Near enough for me

Heart skipped a beat
And when I caught it you were out of reach
But I’m sure, I’m sure
You’ve heard if before

certe cose ci segnano per sempre.

Posted in ipse dixit con i tag , , , , on 17 gennaio, 2010 by cloudintheocean

prima eravamo al (1) centro commerciale qua di fianco a pranzare in un posto che si chiama wienerhaus ma prima si chiamava (2) porkhaus ma l’hanno cambiato perchè evidentemente era troppo osè, e mentre mangiavo una (3)cotoletta con patatine grossa come l’algeria la radio interna del locale ha trasmesso (4, 5, 6, 7, 8, 9, 10) DOWN DOWN DOWN delle LOLLIPOP
penso che le lollipop abbiano appena firmato la mia lettera di dimissioni

effettivamente, non poteva esserci conclusione migliore.

(per chi si fosse dimenticato delle lollipop e della loro hit…)

ma è impossibile essersele scordate.

vademecum del cliente perfetto.

Posted in Uncategorized con i tag , , , , , on 17 gennaio, 2010 by cloudintheocean

perchè, come disse un saggio, è meglio tacere e dare l’impressione di essere stupidi che parlare e darne la certezza.

o meglio: chi vi ha detto che voi clienti avete sempre ragione? forse lo stesso che vi ha detto che Babbo Natale SICURAMENTE esiste.

voi clienti siete una razza seriamente interessante. sopratutto se siete clienti in un negozio di accessori, luogo in cui, teoricamente, non dovreste aver bisogno di sapere NULLA per poter acquistare.

invece no!

voi uscite di casa e pensate: a chi straccerò i maroni oggi? alle commesse di accessorize, che sicuramente stanno a pettinare le bambole!

ecco, io vorrei evitare l’imbarazzo di farvi vergognare di voi stessi e delle vostre domande, proponendovi un piccolo vademecum di cose da non PRONUNCIARE MAI MAI MAI E POI MAI.

  1. se la commessa ti dice che una collana è finita, E’ DAVVERO FINITA. il magazzino non è la fabbrica di cioccolato, non abbiamo gli umpa lumpa che fabbricano oggetti dietro la porta. quindi evitate di dire: non può guardare in magazzino?di solito avete le cose la vero? ma non lo avete mica in magazzino? e declinazioni varie ed eventuali della cosa.
  2. se la commessa ti dice che è tutto esposto, E’ TUTTO ESPOSTO. quindi non troverai mai lo stesso modello di questo ma di una tonalità di rosa (o il colore che vuoi tanto in quel momento) un pò più chiaro. e se ti dico che è tutto fuori, evita anche di aggiungere la domanda di cui AL PUNTO 1
  3. UK NON VUOL DIRE EURO. so che vi piace tanto fare finta di non avere gli occhiali, o non vederci bene, per tentare di fregarci e sperare che £10 non sia euro14.90, ma così non è. UK NON VUOL DIRE EURO. da scrivere in corsivo, maiuscolo e maiuscoletto su un quaderno finchè non finisce. e se finisce, iniziarne un altro.
  4. se c’è scritto euro 14.90 vuol dire che DAVVERO costa 14.90.quindi non fater la faccia stupita, non andate in visibilio, e soprattutto: la cassa non abbassa magicamente il prezzo scritto.
  5. TAGLIA UNICA vuol dire che la taglia è EFFETTIVAMENTE UNICA. se non sapete che vuol dire taglia unica ve lo spiego io: NON ESISTE QUALCOSA DI PIù STRETTO O PIù LARGO. quindi fatevene una ragione: l’agognato cappello rosso non vi va bene. compratevene un altro. so che è difficile da accettare, ma la vita è dura, e la verità  ti fa male, lo so.
  6. se una cosa non la vendiamo, non chiedetevi assiduamente il motivo perchè noi non la teniamo. NON C’è. PUNTO. ci sono domande di cui è meglio non sapere la risposta, oh miei intrepidi clienti.
  7. i negozi da che mondo è mondo chiudono a un’orario prestabilito. il nostro è 19.30. quindi evitate per carità di entrare alle 19.28 e dire: ma come, chiudete così presto?ma dai 5 minuti e poi vado. certo, sempre per il fatto che noi stiamo a pettinare bambole, che ci frega di chiudere mezz’ora dopo per te, che sicuramente per avanzare questa richiesta devi essere la regina del paese di molto, molto lontano.
  8. è inutile che alle 7 e 30 con le luci spente e la musica spenta voi tentiate di aprire la porta. NO MUSICA, NO LUCI=NEGOZIO CHIUSO.
  9. se trovate la porta aperta, la musica accesa e persone che camminano, non sei su candid camera. non chiedere SIETE APERTI? MUSICA, LUCI, GENTE= IL NEGOZIO è APERTO! complimenti, hai vinto una bambolina!
  10. mai dire: E’ L’ULTIMO. quindi? ti presenti alla cassa e affermi: è l’ultimo. bene, brava! ingegnosa!!! adesso scendono i palloncini perchè hai vinto il premio alla sagacia della giornata! hai vinto un abbraccio collettivo dalle comesse! cosa credete di ottenere dicendo: è l’ultimo? che noi vi innalziamo una statua? che vi facciamo lo sconto arguzia?
  11. ripetete assieme a me: NON CHIEDERò MAI PIù UNO SCONTO IN VITA MIA. NON CHIEDERò MAI PIù UNO SCONTO IN VITA MIA. non so chi tu sia, non ti ho mai visto, per me potevi anche andare a fare un giro in barca sul Po oggi, invece che startene qui, davanti a me in cassa, a implorarmi un venti centesimi di sconto. ma se proprio hai il feticcio dell’elemosina, puoi sempre iniziare una nuova carriera.
  12. le espressioni: MA, SCONTO FEDELTà CLIENTE?, FAMMI LO SCONTO, INTANTO CHE C’è MI FACCIA LO SCONTO, UN Pò DI SCONTICINO OGGI C’è? Sono TUTTE corollarie del punto 12!
  13. un cartone E’ UN CARTONE.non è il mondo di Oz, nè tantomeno un nuovo poggiacose di design Ikea. quale innata curiosità vi spinge a frugare, rovistare, immergere le mani in cartoni sporchi quando la merce è tutta davanti a voi? io vengo per caso in ufficio da voi ad aprirvi i cassetti?
  14. se ujn cartone è un cartone, una scaletta E’ UNA SCALETTA. le scalette servono alle commesse per fare cose. chi vi da il permesso di prenderla, e salirci sopra ridacchiando come idioti per prendere cose che stanno in alto?
  15. se una cosa è troppo in alto. CHIEDILA. oh mio caro cliente lamentoso che passi il tempo a domandarti: ma perchè stanno così in alto ste cose? sprecando una quantità di fiato irrimediabilmente più alta del pronunciare una sola volta: scusi, mi può prendere la tal cosa? di qui, rimando al punto 15.
  16. (corollario del punto 16): vietato saltellare e aggrapparsi agli oggetti che sono in alto. non me ne frega un cazzo se ti fai male, è solo colpa tua. ma dato che sono una commessa non posso dirtelo ad alta voce. però è interessante vedere come la stragrande maggioranza di voi entri nei negozi per fare la gara di salto in alto.bravi! verrete sicuramente convocate alle prossime olimpiadi. quando canicattì ospiterà le olimpiadi, si intende.
  17. vietato parlare alla commessa in cassa. avete presente sugli autobus, la scritta VIETATO PARLARE AL CONDUCENTE? ecco. bravi, tanto so che ve ne fregate anche di quello. però se sto parlando alla cassa con una cliente, le sto dando il resto, insomma STO FACENDO ALTRO, perchè tu devi venire a parlarmi addosso? chiedermi di venire con te dall’altra parte del negozio che devi assolutamente vedere una borsa?
  18. (corollario del punto 18) se sono alla cassa e ti dico che ci sono le mie colleghe a cui chiedere, E’ VERO! NON ESISTE UNA SOLA COMMESSA IN UN NEGOZIO PENSA UN Pò! quindi inutile che sbuffi, fai facce, o mi dici IO NON VEDO NESSUNA SUA COLLEGA. si compri degli occhiali, potrei risponderle io. così perlomeno, legge anche i prezzi e impara che UK non è EURO.
  19. mai, mai, mai e poi mai chiedere la stessa cosa a 3 commesse diverse. inanzitutto: sprechi fiato. e poi, cosa credi? che ognuna ti dirà una cosa diversa finchè, giunta alla fine dell’intricato percorso di domande, giungerai alla risposta definitiva, che è quella che vuoi sentirti dire? badate bene: le commesse non sono esseri indipendenti una dall’altra, e sopratutto se si trovano tutte nello stesso negozio forse ti diranno  tutte le stesse cose.
  20. mai e poi mai inventarsi colleghe inesistenti. dire alla cassa: ma una volta una su collega mi ha detto che ho ragione io…è SBAGLIATISSIMO. inanzitutto: come al punto sopra, credi che io non sappia con chi lavoro? quindi la commessa bionda, no più bionda di lei, no non è qui. no no, c’era solo lei….sono tutte svariate forme di glass climbing che ci fanno scompisciare dalle risate, se siamo in giornata buona.altrimenti potremmo davvero mandarti affanculo, ma lo facciamo solo a mente. non credete che le commesse siano completamente rimbecillite, ma soprattutto. non abbiamo commesse di ricambio in magazzino che escono una volta ogni tanto.
  21. le regole della buona educazione: BUONGIORNO, SCUSI, GRAZIE. PREGO. tutte cose che evidentemente risalgono al 1750, pre rivoluzione francese. forse che la rivoluzione francese ha reso illegali queste espressioni? a quanto pare ,sì.
  22. SENTI BELLA. oppure: TU CHE LAVORI QUI. oppure: QUELLA COME TE MI HA DETTO DI CHIEDERE A TE. non otterranno risposte. o se le otterranno, saranno solo corredate di insulti (ovviamente mentali)
  23. tanto c’è quella la che raccoglie. non è un’espressione giusta. siamo autorizzate a picchiettare sul tuo braccio e dirti: PUò RACCOGLIERLO PER FAVORE? e poi, insegnarlo ai figli! non siamo serve. siamo commesse. e nemmeno le serve sdevono essere definite quella là. e poi, che cazzo di educazione dai ai tuoi figli?
  24. “scusi non c’è nessuno alla cassa?”. brava, hai indovinato. non c’è nessuno alla cassa. e se vuoi pagare, puoi benissimo venire da me e dirmi con gentilezza che dovresti pagare.ma non ti preoccupare, quando introdurremo la cassa automatica, sarai la prima a saperlo.
  25. lei è del negozio? oppure: lavora qui?…no guardi. è gennaio, avevo proprio voglia di uscire senza cappotto ed entrare in un negozio a caso per rubare la divisa alle vere commesse e sistemare oggetti. perchè sono una compulsiva, lo sa?
    risponderemmo molto volentieri così, invece siamo costrette a dirvi, con la maggiore ironia possibile, SI.
  26. il negozio non è un cestino dell’immondizia. la prossima volta che verrò in ufficio da voi, o che mi farò visitare da voi, o che mi inviterete a casa, io inizierò a buttare fazzoletti sporchi e pezzi di focaccia a terra. poi ne riparliamo.

alla prossima, con al seconda parte del vademecum.

mea.

Posted in Uncategorized con i tag , on 15 gennaio, 2010 by cloudintheocean

Mea.
Suona come un mea culpa.
Una colpa che ti è stata inflitta per la tua purezza, la colpa di essere stata felice nel momento sbagliato.

La punizione per un’unica risata, non poter sentire ciò che vorresti gli altri ascoltassero. Puoi solo immaginare di urlare  a un mondo costretto in troppi movimenti incomprensibili per te.troppo complicato questo mondo,in cui annaspi con le tue mani, e da cui cerchi di salvarti ogni giorno.

Non puoi chiedere spiegazioni, non puoi implorare pietà. Mea. Solo fare supposizioni.

in questa punizione l’unica cella che hai trovato di tuo gradimento è la biblioteca, unico luogo in cui solo l’anima produce rumore. è così solidale con te, la biblioteca: ti lascia in pace mentre tutto là fuori vuole infastidirti. tace, parla solo l’inchiostro che ti macchia il cuore.

ami questa gabbia quasi quanto ami il fatto di respirare quest’aria sporca.
-ma secondo te una sordomuta sa leggere?-
-abbassa la voce dai, ce l’hai a un metro-
-ma che cazzo ti frega, puoi dire quel che ne hai voglia tanto sta sfigata mica ci sente.
Tu alzi gli occhi, annientandolo col tuo blu.
-guarda che i sordi san leggere le labbra, scemo- sussurra la ragazza imbarazzata al suo amico.
-tanto sfigata la rimane comunque.

Tu sei già miglia lontana da quell’affermazione, persa nel tuo libro dell’inquietudine.

Tuttavia, se sfigata vuol dire avere sfortuna, direi che il destino ha già fatto la sua parte in merito. E quindi quel ragazzo tutti i torti in fondo, non li ha.
Pagina 72  vivere è essere un altro.
Ma tu non vuoi essere altro, tu sei perfetta, lo sai. Ogni defezione ha fatto di te una musa eterea, che parla con gli occhi e sente con le mani. Come ti diceva tua madre, la sua piccola musa.si, lo diceva sempre, tempo fa. Quando ancora tu possedevi una definizione per orecchie e.. e quando ancora lei esisteva.
Non di certo lo sei per tuo padre, che ti tratta come una menomata qualunque, al pari di quel ragazzo che chiaramente non ha l’intelligenza necessaria a capire che tu puoi senti cose che lui nemmeno è in grado di sognarle la notte.
Cos’è questa rabbia, Mea? La rabbia di chi si sente diversa? All’improvviso? Sei perfetta, sei la piccola musa.
Già, una piccola musa sordomuta.
-non far caso a lui-
Lucia. L’amica. Quella che non ha bisogno di aggettivi da affiancare a questa definizione. Quella che parla senza trattarti come una deficiente.
Per lo più carteggiano, ma in casi di emergenza Lucia conosce il linguaggio dei segni. E Mea è brava a commentare anche solo scostando una ciocca di capelli, perentoriamente neri.
-è scazzato per sua mamma, so che è in ospedale da tipo un paio di mesi.ultimamente ha una gentilezza per tutti.-
Certamente. Allora prendiamocela con chi vuole soltanto leggersi un libro in biblioteca, come una persona normale.
Scrive lei su quel bel quaderno a spirale scambiato in qualunque luogo.si, anche lanciato da una finestra in giardino, e si. Anche in bagno. Durante l’intervallo, nei bar, al ristorante cinese. Al cinema.
Certo, anche se non impazzisci per i film in 3d, perché non riesci a concepirli come una stregoneria , il tuo realismo ti porta a ridurre tutto a una spiegazione lucida, semplice, cinica. Ma ti piace Won Kar Wai. Ritrovi pezzetti di te sparsi in quelle donne silenziose e immerse in una luce quasi erotica.
Pagina 85: vivo di impressioni che non mi appartengono, dissipatore di rinunce..
-dai, andiamo a bere un caffè.- cara lucia che sa quello che pensi.
Forse è meglio andare a casa.
Dissipatrice di rinunce.
Attraversi piazza Arbarello e i suoi alberi così intensi d’autunno. Li senti sotto le scarpe, sotto i tuoi inseparabili stivali, senti ogni singola foglia struggersi e soffocare al tuo peso. Non vorresti essere crudele con loro, sono il tuo tappeto preferito.
Casa tua. Il portone e l’ascensore interno, scricchiola ogni volta che premi il pulsante.chiave nella toppa, ricordi a malapena il cigolio dell’uscio che si apre. Ricordi, affondi in ricordi di suoni.
Come il suono della pentola che bolle, quando tua mamma cucinava la pasta.
Tuo padre non è così bravo. Si impegna,diciamo, a fabbricare un sottoprodotto della pastasciutta al pomodoro che puoi ammirare nella pubblicità Barilla. Ma la barilla sponsorizza fantasie patinate di secondo dopoguerra, lo sai bene.
-ah, sei già a casa, Mea? M-E-A. C-I-A-O. V-U-O-I C-E-N-A-R-E?
Ecco. La solita storia. Sono 10 anni che ti parla così. Insopportabile. Scuoti la testa. I tuoi capelli ruggiscono un LASCIAMI IN PACE.
-quand…quand… (sbuffo).
Lui lascia il salotto, sicuramente andrà nel suo studio a finire qualche lavoro.
Vai in bagno. Apri il rubinetto e rimani a fissare l’acqua che silenziosa scorre sulle tue mani. Ti piace suonare il pianoforte con le gocce. Ognuna ha un suono diverso. Un perfetto suono diverso che è ispirato dalla musa dagli occhi blu.
Ti riprendi dallo stato di trance in cui sei caduta, asciughi le mani, noti come il viola dello straccio sia simile al tuo umore. In salotto tracce del passaggio del padre, che al momento sarà immerso in scartoffie, numeri, conti. Odi la matematica quasi quanto lui vanta di saperne i segreti.
Quando vuoi cenare c’è del pollo in frigorifero.
Beh, frase molto complicata da sillabare, in effetti. Stracci il biglietto, domandandoti quando, precisamente, da quanto tempo lui è l’unico non in grado di comunicare con te.
Perfino gli autisti degli autobus riescono a darti indicazioni –quasi- senza esitazione.
Camera tua.
Ah, camera tua. Addobbata di sorrisi e sfondi caratteristici, e pagine. Parole su parole. Semplicemente parole.
Pagina 57 sono stanco di me oggettivamente e soggettivamente. Sono stanco di tutto e del tutto di tutto.
Se solo quel ragazzo oggi non avesse fatto quella battuta ricordandoti chi sei. Stanca di dover far finta di fingere che non ti importi nulla delle battute, degli sguardi e della commiserazione.
Se solo arrivasse qualcosa di nuovo, se solo potessi toglierti tutto e mostrare solo te stessa.

Scrivania. Computer. Face book.

migliaia di insignificanti pixel a comporre volti, migliaia di letterine a formare pettegolezzi di cui, compiaciuta, leggi il contenuto. coppie, litigi, amici, nemici e amanti. per oggi hai avuto la tua dose di universo, Mea.

Face book. Computer. Scrivania. Letto.
Buonanotte Mea. .

Domani è un altro giorno, mio caro Bogart.

la neve rende la cioccolata più dolce.

Posted in istantanee, meditazioni quotidiane con i tag , , , , , on 15 dicembre, 2009 by cloudintheocean

neverspring.

Originally uploaded by anna☆morosini

(aspettando che una nevicata copra i dolori, le ansie, le paure e i disastri emozionali di una giovane donna dispersa tra le vie di una città così tremendamente bella).

quel film?

Posted in istantanee con i tag , , on 11 dicembre, 2009 by cloudintheocean

pom pom pom turù tururù

lei è splendida anche con un mocio in mano e una salopette bianca che starebbe male a chiunque.

e lui sembra cary grant in vestaglia di susanna.

e questo film mi ha cambiato la vita.

quanto darei per saper giocare alla perfezione “quel film?”

sfogo quotidiano.

Posted in Uncategorized con i tag on 8 dicembre, 2009 by cloudintheocean

fanculo.

fanculo alle parole.

fanculo.

fanculo alle TUE parole.

fanculo alle tue mani.

fanculo.