Le bellezze della lingua italiana

Le bellezze della lingua italiana

“era talmente scottato in faccia che era quasi forforescente!”

“Ma dai, davvero?”

“Si si era tutto forforescente!! Stava li si faceva le foto e lo vedevi che era tutto  forforescente!”

Io il beneficio del dubbio lo lascio una volta, ma una sola. Poi sei recidivo, per me.

che poi cos’è? la forfora luminescente per caso???

la croce dell’essere una commessa (e quindi tuttofare)

la croce dell’essere una commessa (e quindi tuttofare)

“Non mi hanno attivato la linea adsl!!!”

“Il modem è collegato? La pagina iniziale di internet cosa le dice?”

“Scusi, ma perchè? Devo collegarlo, il modem?”

 

 

No rincoglionita, ti arriva il piccione viaggiatore a dirti che hai l’adsl attivo.

Caro Patrick Wolf

Caro Patrick Wolf

Voglio condividere con voi la mia perplessità riguardo agli innamorati. Ma soprattutto agli innamorati che fanno musica: voglio dire, io sono innamorata ma non gliene frega niente a nessuno se faccio pucci pucci tutto il giorno e all’improvviso mi piace tutto ciò che mi circonda, ma Patrick…

Caro Patrick, hai un po’ esagerato con l’emozione positiva. Non hai mezzi termini, o ti butti troppo giù o sei così felice da darmi sui nervi. Ora che hai trovato l’amore fai delle canzoni anni 90 che inneggiano a quanto sei felice ora che il bacio del tuo lui ti ha salvato, perdi tempo a dire che non vuoi vederlo piangere (ma dai! cosa mi dici mai, direbbe Topo Gigio, e te lo dico anche io) e giri imbarazzanti video di te in spiaggia che fanno molto pubblicità di Tommy, o di qualche assorbente femminile. (vedi video )

Bada bene, sono davvero felice per te, l’ultima volta che ti ho sentito in concerto parlavi del tuo amico che si era suicidato, quindi stai solo meglio, ma pezzoni come Damaris, Bluebells, il tuo grido di tristezza e speranza dov’è finito?

Quasi quasi scrivo una lettera al tuo fidanzato e gli chiedo di lasciarti, o perlomeno di litigare tanto, almeno ritorna a scrivere qualche pezzo struggente e la smette con questi synth e le basi pop alla Beverly Hills.

Però a suo modo, mio caro Patrizio, il tuo disco è affascinante, se ascoltato in una giornata di sole, mentre si cammina senza meta per la città.  Ti coglie una sorpresa nuova e piacevole, e non hai voglia di cambiare canzone, ma anzi, riascolteresti il disco ancora una volta. E ancora, e ancora, e non ti sembra strano immaginarti a ballare e cantare di quanto sei felice e ti ricordi di quel concerto con i tuoi amici, anni fa, delle fotografie, della sbronza, delle risate e del tempo passato, così frivolo e bello. Quindi Patrick, forse hai azzeccato anche questo di disco, cosa dici?

Ah, e Patrick, la smetti di tagliarti e colorarti i capelli come i miei?

(potete leggerlo anche su www.bresciattiva.it)

Cronaca marziana?

Cronaca marziana?

Oggi, stanca del troppo caldo al valentino, mi incammino verso casa imbattendomi in una classica scenetta da “mettiamo alla prova la tua coscienza di cittadino, bel bambino”:

Netturbini: Adesso vieni qui e pulisci!

Bambino: …

Netturbini: Ti abbiamo visto, pulisci!

Bambino: Non ho niente da raccogliere

Netturbini: PULISCI!

Bambino (avvicinandosi con cane): ….eh ma scusi ero di fretta…

E nel mentre della frase sono già troppo lontana per sentire la fine.

O forse no?

Al semaforo incappo di nuovo nel bambino col cane, stiamo evidentemente facendo la stessa strada. Il bambino, attraversata la strada, inizia a parlare. Non capisco se sia al cellulare, poi mi illumino di immenso: si sta lamentando col suo cane dei netturbini che lo avevano costretto a pulire! Lui borbotta e il cane placido trotterella, e il bambino si lamenta con il cane perchè “dovevipropriofarlalì?” e il cane lo ascolta.

Dicono che i pazzi parlano con gli animali, ed effettivamente per un minuto buono ho pensato di cambiare strada perchè temevo che quel bambino facesse cose strane,  ma poi ho pensato: io al mio gatto ho detto tante di quelle cose che lo sa solo lei, e mi ha sempre fatto solo bene parlarne con lei.

Quanti problemi mi si risolverebbero, a farmi una chiacchierata con il mio gatto.

La dura vita della commessa in: I Supereroi.

La dura vita della commessa in: I Supereroi.

“Buongiorno, vorrei una ricarica della Winx.”

(Nonriderenonriderenonriderenonriderenonridere)

“Scusi?”

“DELLA WINX”

(…*)

*Una serie di risposte plausibili:

  • No guardi mi sono rimasti i Power Rangers però
  • Certo, vuole stella, bloom o musa?
  • No io sono specializzata in Pokemon
  • AHAHHAHAHAH!!!!!

Purtroppo ho solo risposto:

“AH, forse intende la Wind?”

La dura vita della commessa: il favoloso mondo dei TAB!

La dura vita della commessa: il favoloso mondo dei TAB!

“Scusi, avete il table?”

“………………………………….(guardando dove sta fissando il cliente)…ah. il TAB?”

“sisi, il TABLE!”

 

Licenze poetiche sprecate.E credo anche anni di insegnamento dell’inglese, questo sconosciuto.

Meditazione quotidiana: .

Meditazione quotidiana: .

QUESTO è quello che si è parato di fronte ai miei occhi ieri, dopo che un amico tramite Twitter scrive “Pukkelpop brutta storia”. Non capivo, pensavo a un pettegolezzo e invece davanti mi sono trovata l’annuncio del crollo dello chateau.

Non è un blog per fare moralismi o pensare “se avessi avuto le ferie, probabilmente sarei stata tra le 60.000 persone che stavano fuggendo dal disastro” o altre velleità tipo “sono vicina ai parenti delle vittime”. Lo scrivo perchè mi ha colpito, come mi ha colpito la tragedia della Norvegia, e perchè non ho potuto fare a meno di pensare che magari lì c’erano amici e io non lo sapevo. Dopo un minuto di panico, e dopo aver ossessivamente sondato il web alla ricerca di qualcuno di a me caro in Belgio (e aver constatato l’assenza generale di italiani di mia conoscenza laggiù), il mio cervello ha iniziato a elaborare ampollose teorie su entrambi questi episodi e sulle morti famose. Mentre 87 persone venivano fucilate a sangue freddo, e mentre altre 5 (si spera solo cinque) erano a sentire musica a uno dei migliori festival europei, ignari di tutto, e hanno cercato di salvarsi, non riuscendoci, una cantante morta di overdose fa piangere milioni e milioni di persone. Mi sono posta domande su quale sia il metro di paragone di fronte a questi eventi, quale sia più rilevante e quale meno, e non posso fare a meno di non provare alcuna emozione per una Amy Winehouse e invece essere toccata nel profondo dal disastro del festival a Kiewitt. Si, esponetemi pure le teorie riguardo al divismo, al mito, al rock’n'roll, all’icona della generazione, ma in questa occasione proprio mi rifiuto di ascoltare, e non credo di dover elencare le ragioni perchè andrei dall’utopistico “la mia generazione è rappresentata molto più da quelli che erano al pukkelpop che da una cantante” fino allo scadere nel banale “uno di loro poteva essere mio amico” oppure “potevo essere io” (e come ho detto sopra, non è un blog per dire questo). Sarà perchè ero affezionata al luogo, sarà per mille altre ragioni tra cui una mia patologica empatia, ma sono sinceramente sconvolta e scioccata. E ho voglia di scriverlo qui, in uno spazio tra l’intimo e la pubblica piazza.