Archivio per Marzo, 2008

oggi è un grande giorno

Posted in live on 27 Marzo, 2008 by cloudintheocean

annunciato oggi il tour italiano dei sigur ros.

11 luglio giardino dei Boboli, firenze

Berlusconi: uno che la sa lunga

Posted in Uncategorized on 13 Marzo, 2008 by cloudintheocean

Berlusconi: “Contro la precarietà?
Sposare mio figlio o un milionario”

Il Cavaliere replica al leader del Pd: “E’ ridicolo”
Bertinotti: “Allarmante”. Pollastrini: “Frase che rivela la persona”


ROMA – Silvio Berlusconi propone la ricetta contro la precarietà, e suggerisce a una ragazza come risolvere i problemi derivanti dall’assenza di un lavoro stabile: sposare un milionario, magari suo figlio Piersilvio. “Credo che con il suo sorriso se lo possa certamente permettere” dice il Cavaliere a una studentessa che ieri, nel corso della rubrica del Tg2 Punto di vista gli chiedeva come fosse possibile, per una giovane coppia, farsi una famiglia senza un lavoro stabile. Non perde occasione per fare lo spiritoso, Berlusconi, nemmeno di fronte a una delle urgenze più drammatiche del paese. Che il siparietto suscitasse polemiche era inevitabile. Un’indignazione diffusa. Walter Veltroni registra “la distanza dalle ansie reali del paese”. Replica il Cavaliere: “E’ ridicolo prendersela così”.

Le parole di Berlusconi, obietta Veltroni, “dimostrano una distanza, una separazione dall’ansia di migliaia e migliaia di ragazzi a cui quella ragazza ha dato voce”. E il suo vice, Dario Franceschini, si vergogna “come italiano” per quella “offesa insopportabile” a migliaia di giovani “che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un’ipoteca sul futuro”, e pensa che “in qualsiasi paese un leader politico sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta offensiva”.

Al leader del Pd risponde direttamente Berlusconi. “Poveri noi se cadessimo nelle mani di chi non ha sense of humour, ma per fortuna non succederà. Se poi si vuole tornare a ieri – precisa il Cavaliere – stavo ridendo e scherzando con questa ragazza che avevo conosciuto prima e che era, tra l’altro, accompagnata dal suo fidanzato. E’ ridicolo prendersela in questo modo”. Ma la polemica è già esplosa.

Un’uscita “allarmante”, commenta Fausto Bertinotti, “indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione fuori dalla loro vita ordinaria”. Viste le proposte della destra, aggiunge il candidato premier di Sinistra Arcobaleno, non resta che augurare ai precari “che vincano la lotteria”, sebbene la ricetta della sinistra sia quella di “cancellare l’idea della lotteria” a favore di miglioramenti concreti.

Dopo averci fatto “arrossire in Europa per battute e gag – ricorda il ministro per le Pari opportunità, Barbara Pollastrini – stavolta tocca a una giovane donna angosciata perché non ha lavoro. Il linguaggio – osserva il ministro – è sempre rivelatore dello spirito di una persona. Che dire? Non votiamolo, non votiamo né lui né i Gasparri né chi ha nelle liste chi inneggia al fascismo. D’altronde, storicamente, con i governi di centrodestra sono proprio le donne a fare passi indietro”.

“Berlusconi ha passato il segno – reagisce Massimo Donadi, capogruppo dell’Idv alla Camera – se è stata una battuta, s’è divertito solo lui e non i tanti giovani precari e le loro famiglie giustamente preoccupate”. Anche il leader del Partiso socialista, Enrico Boselli, si augura che il Cavaliere chieda scusa e gli dà un consiglio: “E’ molto meglio se torna a raccontare barzellette”.

Si indignano le truppe del Cavaliere, sorprese da quella che definiscono l’aridità di spirito degli esponenti del centrosinistra. Il pronto intervento di Paolo Bonaiuti non si fa attendere: “Il Pd non ha argomenti. Veltroni non trova di meglio che attaccarsi a una battuta scherzosa. Si mette a fare la morale, nella tradizione della vecchia sinistra che ci lascia una crescita zero e ha saputo solo peggiorare le condizioni dei lavoratori, giovani, vecchi, precari, a reddito fisso e autonomi”. Di Altero Matteoli (An) l’analisi più sottile: la sinistra, osserva, non riesce più a sorridere, “disperata per la più che probabile sconfitta elettorale”. La reazione alla battuta sarebbe “sintomo di uno stato d’animo inquieto per una realtà contraria alle aspettative, e che non si riesce a cambiare”.

che detto a una ragazza che si prospetta un futuro da venditrice di patate fritte al Burger King fa la sua porca figura.

Kobenhavn store

Posted in recensioni dischi con i tag , , , on 13 Marzo, 2008 by cloudintheocean

Action! Please

Se qualcuno crede che io scriva in modo parziale semplicemente perchè conosco tutti gli elementi del gruppo e li ho da sempre supportati si sbaglia di grosso. quindi, premesso ciò, possiamo iniziare.

Piacenza è una realtà morta, stanca, impastata in sonorità punk rock ferme a dieci anni fa. Ammettiamolo, è un colpo di fortuna che quattro ragazzi -Giulio Fonseca (leader?..inventore del progetto), Nicola Curtarelli (braccio destro, chitarra e vodkaredbull), Camillo Crippa (batteria) e Marco Piseroni (suoni, stranezze e divertimento)- provenienti da questo ambiente arido siano riusciti a farsi conoscere a livello semi-nazionale e a far muovere Luca de Gennaro. sarà l’aiuto della 42records e di un produttore come Giacomo Fiorenza, fatto sta che l’uscita del loro primo disco non è passata in sordina.

Kobenhavn store nasce dal progetto di Fonseca che affiancato alla chitarra da Curtarelli crea pezzi dediti all’elettronica, per poi addentrarsi nello shoegaze e nel post rock riempiendosi della batteria di Crippa; per arrivare al prodotto finito ci sono voluti due anni e non si può fare a meno di notare che la musica viene dalla testa e dal cuore, non dagli stereotipi di moda.

il disco di apre con Postcore: partendo dai giochi elettronici si innesta la batteria che crea il ritmo in crescendo assieme a glitch e distorsioni per placarsi e ricominciare in uno schema che prevede il lento-forte-lento, con declinazioni come la chitarra che contribuisce all’aspettativa dello scoppio di batteria. mai troppo lungo o snervante.

una grand-ouverture.

per poi abbassarsi di colpo sul secondo pezzo: Ants marching on. per aver sentito questa canzone più volte in live strumentale la voce di Johnatan Clancy (Settlefish) stona. si comincia con una grande amplificazione di batteria e nel momento in cui si vuole godere del tintinnare elettronico e del suono della pianola ecco che parte il testo. stride. forse la sua non è la voce adatta, troppo strana per un pezzo già di per sè complesso di sonorità e risulta una forzatura, così come forzati sono i ritornelli nei crescendo. la salvo soltanto nella ripresa dopo il primo scoppio dove scivola bene sulla base. così come degno di nota è il pezzo lasciato ai divertimenti di Fonseca coi suoni elettronici prima del gran finale. forse ad un ascoltatore “vergine” il pezzo piace, ma decisamente in live strumentale da molta più sostanza.

che dire di We came down from the North? che è un matrimonio dell’elettronica stile Nathan Fake coi Giardini di Mirò…che è il pezzo più post rock, più pop, più apprezzato e più dolce dell’intero disco. dopo due pezzi che scuotono dentro ecco la voce lieve malinconica di Raina (Amor Fou) che si stende sulle spatole e sulle basi discrete, lasciando lo spazio a un riff di chitarra melodioso e triste per poi fare spazio al basso distorto cambiando completamente il tempo, più veloce ma non meno malinconica. raina è a dir poco perfetto. anche gli scoppi di batteria finale sembrano non voler togliere la scena alla chitarra e alla voce. una canzone in un sussurro e in un battito di cuore.

ma è soltanto al sesto pezzo che scopriamo la vera identità dei Kobenhavn Store: Black rebel tricycle club. è sicuramente una canzone da singolo, non si dimentica e non fatevi ingannare dall’inizio melodioso e lento, si parte subito con Simone Magnaschi (stinkin polecats), la voce decisamente migliore per questo gruppo che si è pur curato di ospiti importanti ma che nella semplicità di un cantante di punk rock ha trovato il perfetto equilibrio con la musica per creare un pezzo senza sbavature. This is not a dancefloor! speriamo di cantare allora. senza essere parziale: è in assoluto la migliore.

dopo aver cantato e pensato di distruggere città in sella a tricicli torniamo all’esenza post rock glitch…(non ho più termini per definire questi generi!). gardens v3 racchiude l’anima del progetto iniziale, sicuramente un bel pezzo, ma si nota che il gruppo si è evoluto e basta ascoltare il pezzo precedente per averne un’idea. da ascoltare sdraiati in un prato a primavera. e così si può dire di The Cold Season.

A real twilight poteva rimanere una b-side. o un pezzo suonato live. sinceramente mi sarei aspettata meglio. neo piuttosto scuretto, che tarda a partire e su cui la voce di Fabio Campetti non riesce decisa, se non per l’i don’t wanna leave you sussurrato che una lacrima la farebbe scendere.peccato, perchè il pezzo aveva del potenziale.

in definitiva. un disco da amare. non abbiate paura a emozionarvi e dimostrare che questa declinazione di post-rock, shoegaze o che dir si voglia fa sentire che batte anche il cuore e non solo il piedino sul pavimento.

per saperne di più vi linko il loro myspace