questo sabato sera raccoglie i frammenti di una cloud dispersa come cenere al vento, una cloud che ha passato metà del tempo a leccarsi ferite e l’altra metà a sognare rinvigorita, per poi di nuovo cadere dalle nuvole.
però perlomeno se sai di esserti costruito un castello di carta, e se sogni da sola puoi decidere quando smettere. è questa la parte interessante.
in ogni caso ultima sera di febbraio, mi premio con sushi e Once. acompagnata ora da una tazza di latte e nesquik, perchè sento la mancanza di questa tazza dolce e mi ricorda quando ero scappata a bologna a leccarmi quelle vecchie, di ferite.
ma è del film che vi voglio parlare,a voi 3 lettori.

il film è del 2006, presentato al sundance 2007.
ha vinto un’oscar come migliore canzone, Falling Slowly e scopro che è stata scritta dalla protagonista, che è del 1988 insieme al bassista dell’ex gruppo in cui suonava il regista.
insomma, un musical nato dalla musica e per la musica.
perchè di musical alla fine si tratta, ma non aspettatevi motivetti scanzonati e danze spettacolari. nemmeno storie d’amore dal lieto fine, come si vuole nei classici. è la storia di un lui e una lei che si incontrano una volta,per caso.
lui suona la chitarra nelle vie del centro di Dublino, lei vende fiori e ha un’aspirapolvere rotta…già. lui aggiusta aspirapolveri. a fuckin hoover man. e lei suona il piano e rimane affascinata dalla sua canzone.
nasce così un’amicizia al limite dell’amore, e chi ha visto lost in traslation sa bene a cosa mi riferisco.
solo che qui non ci sono baci consolatori nel finale, non c’è la realizzazione di un sentimento ipotetico.
rimane tutto sospeso in un weekend, in uno studio di registrazione per realizzare un ultimo sogno prima della partenza di lui verso..verso la risposta alla sua malinconia e al suo senso di perdita. ma ci sarà poi davvero una risposta? non ci è dato sapere, sappiamo solo che lui una decisione l’ha presa e non cambierà idea, come lei che prende la sua decisione e non lo rivedrà per l’ultima volta. non darà al pubblico trepidante la soddisfazione di far scadere questa emozione nel rapporto carnale.in questo once supera e migliora lost in traslation: il sentimento si conserva puro sia nei personaggi che in noi, come le note di una canzone.
l’ultimo regalo di lui rimane l’unica prova tangbile di un momento che si può vivere una volta sola.
non è particolarmente drammatico, ma al diciassettesimo minuto avevo già gli occhi lucidi.
poi ho acceso italia uno e mi trovo di fronte a un pinguino che balla il tip tap e per questo salva il mondo dall’ecodistruzione.
non mi rimane che pigiare rewind e riascoltare
i don’t know you but i want you/all the more for that
Words fall through me/And always fool me
And I can’t react
And games that never amount/To more than they’re meant
Will play themselves out
Take this sinking boat and point it home
We’ve still got time
Raise your hopeful voice you have a choice
You’ll make it now
e assaporare come sarebbe suonare con un perfetto sconosciuto in un negozio tra batterie e chitarre di ogni tipo
p.s. per cairtà, non guardatelo in italiano. nemmeno sottotitolato.
Falling slowly sing your melody
I’ll sing along
