Archivio per Marzo, 2009

this is not a dancefloor

Posted in cloud la critica con i tag , , , , , , on 29 Marzo, 2009 by cloudintheocean

faccio una cosa culturalmente utile.

rassegna cinematografica THIS IS NOT A DANCEFLOOR.

perchè non è vero che nei musical sono tutti felici e tutti si amano e tutti ballano.

perchè ci sono dei musical anomali che chiunque può apprezzare.

tipo:

martedi 7 aprile: la piccola bottega degli orrori

piccolabott

martedi 14 aprile:rocky horror picture show

rocky-horror-picture-show

martedi 21 aprile:romance&cigarettes

romance

martedi 28 aprile:once

once-poster-0

dove?

a spazio 4, piacenza.

cose di cui non ci si può capacitare

Posted in cronache marziane con i tag , , , on 29 Marzo, 2009 by cloudintheocean

cloud scrive:
spiegami tu il motivo per cui nel mio cellulare c’è un gioco con PARIS HILTON che deve cercare diamanti
say hello to the CCTV scrive:
dunque in realtà tu mi stai facendo due domande.
la prima è

per quale motivo esiste un gioco per cellulari nel quale paris hilton cerca dei diamanti orsù? quale malsana teoria commerciale ha portato alla programmazione di tale abominio della tecnologia interattiva?

la seconda è:

percheccazzo è sul tuo cellulare?

canzone del giorno, anche se non è il 23.03

Posted in canzone del giorno con i tag , , , , on 26 Marzo, 2009 by cloudintheocean

i kobenhavn store.

i miei più cari amici, non credo lo sappiano proprio bene quanto sono affezionata a loro e quanto mi sono divertita a passare i giorni in studio, e quanto è stato piacevole tornare e poter sentire i pezzi nuovi in anteprima.

mi sono piaciuti da subito, mi piaceranno sempre, dovessero anche diventare un gruppo hardcore (oddio, avrei qualcosa da ridire).

godetevi il video home made, e sentite la primavera intorno.

23 marzo.

23.03

i’ve got nothing to worry about

Posted in canzone del giorno, meditazioni quotidiane con i tag , , , , , , , , on 25 Marzo, 2009 by cloudintheocean

resoconto di un weekend tra donne

e di due concerti, di cui parlare.

e di due amiche da ricordare, perchè sono favolose.

sabato sera. la lupi durante la famosa cenetta prewire ci parla dei Noah and the whale, che io non conoscevo ma ceh, sentendo una canzone, potrebbero piacermi. decidiamo perciò di ritrovarci sabato per cenetta e concerto. a cui la stella promette di non presenziare assolutamente, dato che le uniche volte che vuole andare al rocket succede qualcosa.

tipo concerti annullati, rocket chiuso all’ultimo minuto, inondazioni, meteoriti, estinzione di dinosauri, nuovi messia che vengono alla luce.

e rischiamo anche questa volta, vedendo troppa folla fuori e troppa poca gente dentro, e messaggi ci avvisano che il gruppo ritarderà l’esibizione di una mezz’oretta.

la stella fa per fuggire a un convegno sull’autismo a san donato milanese.

ma fortunatamente e non si sa per quale motivo l’universo inizia a girare in modo che la tizia ci faccia entrare. molta calca, inizio a diventare sociopatica.

soprattutto quando si presentano delle tizie inglesi agghindate da trilli, trillone piuttosto, e con le loro alette e bacchette- e tutto ciò che può finire in ette- creano del disagio tra gli astanti.

sale nel frattempo il gruppo spalla. molto bravi, postrock puro, voce alla blonde redhead. peccato non aver capito un’acca del nome del gruppo. quindi cantante, te lo dico spassionatamente, la prossima volta mi fai lo spelling?

sei molto carino comunque, con quella camicina a quadri molto grunge. troppo verdena.

ecco, vorrei soltanto premettere una cosa prima di proseguire.

ho una maledizione su di me. a ogni concerto gli unici molesti/rompicoglioni/disagiati sociali stanno davanti a me. se sono alti, ancora meglio.

dunque, non faccio in tempo a posizionarmi in bella vista palco che un semibambino di età non definibile (sono io vecchia dentro o sono circondata da trentenni troppo giovani?) che si struscia addosso a questa ragazza. e penso “molesti”.

ma quando lui alza il braccio e spingendo la testa di lei contro l’ascella, chiede “puzzo di adolescente?”…

mostro! ma perchè devo sempre essere circondata da mostri????passi l’urlo disgraziato ORFANI agli sxplosions in the sky, ma PUZZO DI ADOLESCENTE davvero non passa la censura, eh no!se poi lo usi per approcciare una ragazza, sei un vero gentleman.

ma detto ciò.

parliamo del gruppo e del live molto carino e divertente, che mette un sacco di allegria come un pò di malinciona, della bellezza del cantante soprannominato a posteriori noah e del violinista venuto fuori da breakfast club, soprannomianto seduta stante chester (se effettivamente si chiamasse così potrei davvero commettere atti di cui mi pentirei). e i ragazzetti che hanno clamorosamente sbagliato locale e si sono ritrovati a pogare credendo di essere al concerto degli ac/dc, per tutti loro un avviso:

gli ormoni si placano in altri modi, non con il semplice sudore prodotto dal cozzare contro altri esemplari maschi della tua specie.

a parte questo, indie pop folkettoso che ultimamente mi sconfinfera e mi rende allegra, i noah and the whale suoano molto bene e riescono a renderti felice tanto quanto farti rpendere male subito dopo. peccato per l’assenza della cantante laura marling, probabilmente sarebbe stato anche meglio.

e peccato per la ressa indegna che ci accoglie all’uscita, della serie: procediamo per osmosi, ma evidentemente ogni cellula è satura. oltrepassiamo il limonante puzzo di adolescente e usciamo a rivedere le stelle della notte milanese, estremamente felici di non dover rientrare in quel covo di sudore e ormone e fighetteria milanese (la creme della quale  però probabilmente era al maledetta primavera la magnolia).

passa un giorno, passano due giorni. di stress emotivo per il dubbio della trasferta bolognese, che fortunatamente trova luogo.

e il colpo di fortuna del cambio turno al lavoro che mi fa finire alle 4 per partire prima.

-il karma mi punirà per questa dose di fortuna, ne sono certa.-

arriviamo a bologna in tempo per giungere agli studi, sentire un paio di nuovi pezzi dei Kobenhavn e trasferirci nell’appartamento dello studio.

molto freddo, e molto…acaroso.

nico tira fuori una bottiglia di vodka sostenendo di averla pagata 17 euro, che fai, non la bevi? è il compleanno della stella, c’è anche la torta avvelenata color verde acqua per l’occasione.

con ego che si tracanna un bicchiere al colpo capisco che non sarà una serata tranquilla con concerto e letto e basta.

arriviamo all’estragon che i Peter Bjorn and john avevano appena iniziato, c’è tanto spazio tra le persone che inizio a fare stretching per ballare il can can, e non so per certo da che momento è iniziato, ma so solo che abbiamo iniziatoa  diventare tutti molesti. tutti noi 5.

il che vuol dire che se levo dalla considerazione i limonatori appoggiati alla mia spalla per una volta -UNA- ero nel gruppo dei più disagiati.

l’inizio è  scandito da un fischio da camionista che scopro provenire dalla dolce e piccola e innocua laura loopie ,su objects of my affection parte il coro da alcolizzati, subito dopo un VAI CIROOO (perchè, per voi bjorn in italiano cos’è?).

per il resto il concerto non si rivela un granchè, suonano poco e non proprio al massimo. c’è da dire che peter è davvero rockabilly (e ora capisco anche il nuovo video), ciro un rocher e giovanni un rimasto degli anni 90, quelli puri.

perlomeno, dall’aspetto non c’entravano proprio l’uno cn l’altro.

potenzialmente un gran concerto, peccato.

ma tanto a quel punto noi eravamo già pèartiti per la tangente, con la loopie che ci spiega come farci regalare cocktails- il tutto davanti alla barista- e nico ed ego che spuntano con dei pasticcini.

ci ricordiamo di non aver cenato e quindi rincorriamo -letteralmente- il malcapitato col vassoio e lo assaltiamo. la lupi in preda a una crisi addosso alla transenna ruba un bignè, la stella con molta nonchalance da dietro. il tutto per poi:

-ah, ma è nutella. non mi piace, mangiatelo te.

usciamo dall’estragon

-bene, ora rimarremo qui un’altra ora eprchè io e nico dobbiamo finirci i coc—-

ma nico stava già mnacciando di lanciarsi nel bidone dell’immondiazia e quindi lo convinco a lanciare solo il cocktail.

in ogni caso rimango quella che a detta di tutti è messa meglio e andiamo a molestare max a giardini sonori, che rimane con lo sguardo perplesso di chi ha perso le speranze, tentando di convinvcere nico a mangiare una focaccia, ma nico voleva solo dei fonzies.

il tutto per rimanere fino alle 5 del mattino a legare le stringhe a ego (non chiedetemi eprchè, era pura moletia), così come ego. ecco. ego è il tipo di persona con cui è meglio non avere a che fare mentre è ubriaco poichè diventa un piccolo animaletto che si esprime a morsi.

però c’è stato anche un momento malinconia e -ma ci conosciamo già da tre anni, quanto tempo..-

in effetti.

ne passa di acqua sotto i ponti.

anche per dolcenera ne è passata, dato che nel video che passa in tv in quel momento è diventata una donna. mio dio.

commenti vari su varie performance e sul perchè katy perry piaccia così tanto ai ragazzi.

sul serio,

perchè?

la mattina successiva inizia lenta, impastata e con occhiali da sole nonostante la pioggia a catinelle.

e il navigatore di nico che ci manda a trebo frazione di castelmaggiore invece di via trebbo, e le risate e i racconti fino alle 8 di sera in treno.

le previsioni ci avevano preso, cara lupi.

torte colorate, canzoni allegre, grasse risate.

una serata che non mi capitava da un pò.

un bel pò.

I remember when, when i first moved here,
a long time ago,
´cause i heard some song i used to hear back then,
a lone time ago.
i remember when, even further back,
in another town,
´cause i saw something written i used to say back then,
hard to comprehend

and the question is, was i more alive
then than i am now?
i happily have to disagree;
i laugh more often now, i cry more often now,
i am more me.

but of cause some days, i just lie around
and hardly exist,
and can´t tell apart what i´m eating
from my hand or my wrist.
´cause flesh is flesh, flesh as flesh as flesh,
the difference is thin.
but life has a certian ability or breating new
life into me,
so i breathe it in.
it says here we are, and we all are here,
and you still can make sense,
if you just show up and present an honest face,
instead of that grin.

and the other day, this new friend of mine
said something to me
“just because something starts differently,
doesn´t mean it´s worth less.”
and i soaked it in, how i soaked it in,
how i soaked it in
and just as to prove how right he was,
then you came.
so i´m gonna give, yes i´m gonna give,
i´m gonna give you a try,
so i´m gonna give, yes i´m gonna give,
i´m gonna give you a try


once and never again

Posted in cloud la critica, meditazioni quotidiane con i tag , , , on 20 Marzo, 2009 by cloudintheocean

mi ricollego al post sottostante

per dichiarare ciò:

fino a qualche tempo fa, se qualcuno mi avesse chiesto qual è il tuo ideale di ragazzo, avrei risposto così:

deve sapermi far ridere, divertirmi, deve rispettarmi ed essere  sincero, deve apprezzare i miei amici che per me sono la cos più importante al mondo, deve amare la musica e andare in giro per concerto, viaggiare, scoprire il mondo, apprezzare i libri che leggo e ovviamente leggere un sacco, gli devono piacere i film anche se sono i tipici blockbuster perlomeno averne un’opinione, insomma.

sapevo anche come doveva essere fisicamente: preferibilmente alto con gli occhi chiari i capelli castani un pò lunghetti come piace a me, bei denti e belle mani affusolate (perchè sono le mani da artista).

e ora, dopo un’attenta analisi, se qualcuno mi facesse questa domanda risponderei.

Che sia normale, per favore. una persona normale.

riflessioni notturne

Posted in meditazioni quotidiane con i tag , , , on 20 Marzo, 2009 by cloudintheocean

liberamente tratto da una conversazione messenger con loopie

dato che ho perso la vena ironica per completare il post su firenze, parlo di uomini. tanto per cambiare.

e del bisogno di trovare un diversivo ogni tanto, la cotta passaggera che ti fa sorridere al mondo e ti fa sentire bene.

quante volte ci è capitato di prenderci una cotta per un ragazzo solitamente molto carino, con cui parli ogni tanto e scopri che è interessante, che gli piacciono i tuoi stessi film, che ama la musica, che ama fotografare, che suona, che legge molto..insomma.

il classico “ragazzo perfetto sulla carta”.

che rimarrà per sempre così.

il punto è: perchè rovinare l’idea che esista una persona così con la sua frequentazione, che di solito comprende lo scoprire che è egoista, o maleducato, o peggio ancora un bello stronzo?

alla fine, fa bene avere ancora qualcuno che ci rende ottimiste verso gli altri e ci fa sorridere ogni tanto. e va bene così.

nobody’s perfect that’s what i say

Posted in canzone del giorno con i tag , , , , , on 11 Marzo, 2009 by cloudintheocean

per la canzone del giorno scelgo gli Snow Patrol.

l’album è “when it’s all over we still have to clear up”.

la canzone è On/Off.

e il testo. beh, il testo leggetevelo da voi

I couldn’t believe what I was seeing
Faces all screwed up like what I’d done
I didn’t mean to hurt you so much
I knew it would hurt you but not like this
We all make a mess from time to time dear
But it’ll take me a lifetime to get this cleared
Somebody muttered something under their breath
But I let on like .l was a little deaf

Nobody’s perfect that’s what I say
No one has hurt me so much you say
I’m sorry

Running away seemed like the easy
Thing to do because I wanted time
To put a smile back on my dour face
For once nothing’s missing and I feel fine
I was afraid to tell you some things
But some things all find a way to get told
Hearing it from the lips of somebody else
Must have knocked the wind out of your sweet face


ipse dixit. direttamente da londra

Posted in ipse dixit con i tag , , on 10 Marzo, 2009 by cloudintheocean

diomaialepezzentestoltopoverostraccioneabeverlyhills

conletaschebucateeinpredaaunattaccoepiletticocomeiancurtis

solochenonhailbuongustodisuicidarsi

mike. parlando dell’inquilino.

live!

Posted in cloud la critica con i tag , , , , on 10 Marzo, 2009 by cloudintheocean

ovvero: lunedi sono stata al cinema e…

grazie al mio amico veneto che ha compassione di me, dopo mesi di astinenza sono tornata al cinema. coca cola, pop corn, e …film. ecco.

parliamo del film.

più precisamente di Live!, film documentario sulla realizzazione di un innovativo reality in cui i concorrenti sono chiamati a giocare alla roulette russa.

l’ora e mezza del film trascorre veramente a fatica, se non nel momento in cui effettivamente parte il “gioco”, per la maggior parte del film la trama si sviluppa introrno a dibattiti etici e morali con una Eva Mendes che fa la parte della cattivona, risultando solamente una gran gattona morta che gioca a fare la cattiva ragazza.

se voleva essere spregiudicata, poteva perlomeno allacciarsi la giacca del tailleur o non aprire la porta di casa in reggiseno risultando completamente fuori luogo.

lo scopo iniziale del regista probabilmente era quello di capire a quale limite la televisione deve fermarsi, e per farlo costruire questo surreale gioco della roulette in cui una persona deliberatamente sceglie di morire davanti alle telecamere, portando all’estremo una tv già fin troppo stupratrice della vita altrui.

fin qui il tema è interessante, o meglio. interessante se sviluppato in modo da renderlo tale.

in realtà quello che emerge dalla pellicola è soltanto un piegarsi del regista alle regole della tivu che lui stesso vuole criticare: abbiamo la bellona dalle gonne succinte e le camicette troppo aperte che guarda caso interpreta proprio la protagonista, troppa morale e buonismo e troppa esasperazione delle manie di carriera della giovane gatta morta.

i protagonisti che incarnano fin troppo l’america e gli americani,ti portano volene o nolente a scommettere sulla loro sorte all’inizio del gioco. io stessa ho scommesso su chi morisse, nonostante per tutta la durata del film fossi in preda a convulsioni di ribrezzo nei riguardi della mendes e della poca originalità della tecnica di filmaggio. sembra di stare nel telefilm “The Office”, se qualcuno conosce. stessi movimenti di camera, stessa finta tecnica documentaristica, ma la applicata in un contesto comico. qui fin troppo serio. insomma. le cose si trovano a cozzare inevitabilmente.

per non parlare del finale. alquanto imbarazzante. perlomeno non scontato.

in ogni caso, uscita dalla sala, i pensieri che subito mi hanno colta sono stati: ma era questo lo scopo del film? mostrarci quanto in realtà una persona può essere moralmente contro qualcosa ma alla fine lo show vince su tutto e anche tu inevitabilmente ti crogioli nelle scommesse e nello spettacolo, tanto la vita è quella di un altro? come guardare un piccolo criceto in un labirinto e scommettere se arriverà all’uscita.

erq davvero questo lo scopo del film o è involontario? ammettiamolo, le premesse non sono buone, in fin dei conti è un malloppo alla blockbuster. le domande che vuole sollevare hanno un intento serio di portarci a rifiutare i programmi indegni di oggi?

no.

perchè in fin dei conti nessuno riesce a rinunciare a un paio di tette e a uno che muore in diretta.

e il film semplicemetne è una geniale trovata per depistarci e farci cadere di nuovo nel dorato tranello dello spettacolo.

some crap about the future

Posted in canzone del giorno con i tag , , , on 9 Marzo, 2009 by cloudintheocean

mi spiace non aver trovato il video di questa canzone, ma forse ho un file audio( some crap about the future) ma la tecnologia come chi ben mi conosce, mi è solitamente avversa.

quindi non credo sia nè l’url giusto nè una canzone nè chissà dio cosa.

ma vi posto il testo, per leggere e meditare di tanto in tanto.

You spread your rusty fingers across the ledge.
You get your grip and peer down over the edge.
You watch the city move and breathe and migrate.
You’re not apart of it. You’re broken now, like us.

I turn and brush the birds from off my shoulders.
And cross side-walks with an earful of white noise.

You sit up on your perch for the rest of the night.
You watch the moon and hope the damn thing crumbles.
You count the stars reflecting in the windows.
And then you realize just how minimal you are.

I stop and watch the airplanes leave the city.
And I silently wish I was on one.

You sit down slow and watch yourself in the glass.
You reach inside and tear out all your cables.
Snakes of smoke are dripping from your fingers.
You have no body, just a cage to hold your parts.

I have no answers; I’m rambling.
I was never one to solve whatever has gone wrong.

You lie down on the roof and watch the sun rise.
Its burning fingers rummage through your insides.
And for a moment you feel like you’re alive.
And then it’s gone, so you get up.

Up, up, baby. There’s blood on the sidewalks of this town.
They’ve got us on the ropes. But we don’t have to take it lying down anymore.
Our hands aren’t tied now.
Down, down, baby. Down in the in the center of this town.
They’ve got ‘em buried deep.
Under layers of concrete are the bones of our past.

We’ll leave on the evening train.
It won’t be long, but it feels that way.
But home never meant very much to us anyway.
So we convince ourselves that we’re better off gone.
And maybe we’re right.

And we collapse on a road.
On an old dirt road, where the sun doesn’t look like such a waste.
And we fall asleep, under leaves of a couple of them nearby tress.
And we never wake again.