E’ stato guardando per caso Wired che l’ho trovato.
E, guardando una polaroid in particolare, è riemerso tutto.
Non ricordavo il fotografo (Maurizio Galimberti), anzi, credo fosse un dettaglio superfluo al tutto. Ricordavo solo quel caldo pomeriggio di ottobre a Milano, piazza Duomo affollata e una battuta sugli architravi, lo spazio Forma così angusto e quelle polaroid incastrate una nell’altra.
E all’improvviso una frana di immagini, di sensazioni, quel caldo torrido, le parole, le chiamate, barcellona e londra, le feste milanesi, dei conigli giganti -uno nero e uno bianco-, il tornello della metro e un saluto da lontano, tutto quel lasso di tempo incredibilmente collassa su se stesso e mi sommerge gli occhi. Per pochi secondi torno là, in quei giorni, in quel mese, in quelle storie così fresche di speranza per il futuro.
Ed in pochi secondi eccomi di nuovo qui.
