
Se qualcuno crede di essere scampato dal tormentone del 2009 non gioisca. Non si riesce a sfuggire all’accento french-inglese di Thomas Mars, che dopo tre anni torna sulla scena con un album più elettronico forse (sarà per il fatto che è stato prodotto da un personaggio come Philippe Zdar?), ma di certo sempre con il tono pop e trascinante che ha contraddistinto il gruppo fin dall’inizio (per chi non ricordasse, If i ever feel better). Una cosa interessante è che i Phoenix riescono sempre a creare il singolo hit che può durare per anni senza mai invecchiare: da Everything is everything a Consolation prices, tutti perlomeno una volta si sono ritrovati a cantarle. Un motivo per non avere ansia da prestazione nel porre un pezzo dal calibro di Lisztomania come incipit del disco. E di farne il primo singolo. Ma se si ascolta 1901 e le sue tastiere anni 80unite così perfettamente alle schitarrate indie-strokes si capisce da subito che la caratteristica di Wolfgang Amadeus Phoenix è che nessuna canzone scende di tono e tutte possono essere plausibilmente prese come singolo. anche Fences, che per quanto sia più “lenta” comunque fa venire immediata voglia di battere a tempo le mani e muoversi ondeggiando tra la folla.
Vorrei soffermarmi di più su Love is like a sunset, un pezzo anomalo per la posizione a metà disco e per la costruzione ben al di là della linea generale del disco. l’incipit solo di basi non ti fa pensare che siano i Phoenix quelli che stai sentendo, per due minuti ci si perde tra l’elettronica per poi trovarsi a inseguire l’aumento di ritmo che spiazza con una pausa improvvisa. per ricominciare sulla linea precedente sempre con basi perfette a creare un’attesa che sembra non trovare mai compimento si arriva vicini al climax per poi spegnersi di nuovo, finchè (dopo sei buoni minuti di strumentale e quando ormai non lo si aspetta più) la chitarra accompagna la voce quasi sussurrata che conclude con un semplice “you’re like a sunset”.
un piccolo capolavoro che non ti saresti aspettato in mezzo al tripudio di felicità e elettronica delle tracce portanti dell’album.
Anche se state contemplando l’orizzonte con una sigaretta dopo questi 8 minuti e siete totalmente rintronati dalla musica vi riprenderete in fretta perché non era solo che una piccolo intramezzo per farvi tornare a divertire e saltellare sui piedi. Con Lasso. Solo 3 minuti per uno dei pezzi più in linea con il passato (ricordate Rally?), così come Rome sancisce definitivamente il trait d’union con il ritornello recitante “Rome rome rome” che tanto ricorda Run run run. Già, perché al signor Mars piace così tanto ripetere parole all’infinito che quasi in It’s never been like that era al limite della nausea; ma d’altronde è un segno distintivo che rende questi parigini unici nel loro genere. Un evergreen che non passa di moda.
Countdown ancora per riprendere fiato e arrivare al finale che poteva essere Love is like a sunset, ma perché dover essere così scontati con un pezzo strumentale in chiusura?D’altronde se quest’album è nato per dare un tocco di freschezza a questa estate è il minimo lasciarci con la gioia di schiacciare di nuovo play. E ricominciare con Lisztomania.
Almeno fino all’anno prossimo. o chissà per quanto ancora.



