perchè portano i vessilli degli sfigati, e a me piace pensare che anche i nerd avranno la loro rivincita.
sono di Bologna. amano i gioci dell’estate. ne ho già parlato qui ma ho deciso di dare la parola per una volta a Filippo Dionisi, che scrive certamente meglio di me e che certamente può raccontarci meglio chi sono gli Action Dead Mouse.
ma soprattutto oggi 14/09/09 esce il loro secondo album.
che è una chicca. come il primo d’altronde. se non vi piace arrovellarvi il cervello in indovinelli e rebus, se non apprezzate le nerdrevolution non fa per voi.
ma sentitelo lo stesso, perchè non ve ne pentirete.
Perchè action dead mouse? odio chiedere il perchè dei nomi dei gruppi ma questo è sicuramente interessante. e poi non si sa mai come iniziare.
Allora, tanto per fare i fighi, Action Dead Mouse è uno dei nomi sotto i quali è nota una performance di Joseph Beuys. Dunque, Joseph Beuys era fissato con i rituali sciamanici perché aveva avuto un incidente aereo ed era stato soccorso dagli indigeni che lo avevano curato proprio grazie a queste pratiche magiche… Ora, una notte Beuys sogna una marmotta che per tre volte lo morde sulla mano e, una volta sveglio, interpreta questa ‘visione’ come il segno che il topo che da 3 anni viveva sotto il suo letto doveva essere morto. E in effetti era così. Beuys, ispirato dall’evento, organizza allora una performance nei sotterranei dell’Accademia di Arte Contemporanea a Dusseldorf (se non sbaglio). Sostituisce la pelle d’animale e i copricapo tipici degli sciamani con un enorme cappotto e un cappello di feltro e li indossa. Pone il cadavere del topo sopra un giradischi in movimento, mangia avidamente un frutto e si fa illuminare dal basso, in modo che la sua ombra venga proiettata contro una finestra murata, stagliandosi sulla parete come un grande punto interrogativo. Già Duchamp aveva ‘chiuso’ la finestra albertiana, simbolo dell’arte classica. Ma ora Beuys va persino oltre Duchamp. In altre parole, Beuys si pone in un territorio diverso da quello dell’arte riconosciuta dai circuiti internazionali, e mette in scena, a modo suo, la morte e la rinascita dell’arte, secondo lo schema circolare tipico dei rituali sciamanici. Ma, alla fine di questo percorso, c’è comunque un punto interrogativo…un dubbio su quello che succederà dopo. Ecco, quando io ho letto di questo esperimento, ho pensato che la mia storia musicale (il mio ex-gruppo si era appena sciolto) e in generale ogni esperienza duratura giunta ad una fine segue lo schema di morte-rinascita-punto interrogativo. Nel mio caso, il topo morto era il gruppo in cui suonavo, che per anni aveva vissuto ‘sotto il mio letto’ . Ora stavo cercando di mettere in piedi qualcosa di nuovo e diverso, un cambiamento radicale che non sapevo però dove mi avrebbe portato…
Ecco perché noi ci chiamiamo Action Dead Mouse. E scusa la logorrea.
L’albero genealogico del vostro gruppo
Allora, se interpreto bene la domanda in senso botanico, vuoi sapere da dove arrivano i semi. Sembra un gioco dell’estate interessante. Manu (basso) ed io ci conosciamo da tanti anni. Abbiamo suonato in un gruppo per molto tempo e poi, quando questo si è sciolto, lui mi ha inspegabilmente seguito nei miei deliri. Per questo un po’ lo amo e un po’ lo temo. Luca (batteria) lo abbiamo trovato sotto un cavolo o forse ce lo ha portato la cicogna. In ogni caso, era inevitabile, visto che una mia amica me lo ha consigliato e nello stesso tempo lui – proprio lui – ha risposto ad un annuncio che io avevo postato su internet. Roba da prestidigitazione. Michele (viola) ha sostituito Eliana quando, dopo il primo tour, lei ha deciso di abbandonare il gruppo. Anche in questo caso, lo abbiamo trovato quasi per una burla del destino. Ho visto che vendeva una viola su internet e gli ho chiesto se per caso conosceva qualche violista interessato ad aggregarsi al progetto. Lui deve aver pensato che fossi una specie di deficiente, perché, d’altra parte, lui stesso era un violista, quindi sarebbe stato più semplice chiedere direttamente a lui…

Per me siete un pò i 65daysofstatic che ogni tanto ci piazzano della voce. o i mogwai più grezzi, ma potenzialmente con la stessa capacità di pettinare il pubblico di suoni (vorrei sentire IncredibileCrazyRaneTotale dal vivo, secondo me viene favolosa). come vi vedete dentro questa tartare di generi musicali?
Sì, mi piace il paragone col parrucchiere sonoro. Per quanto riguarda il nostro inserimento nella macedonia, confesso che sono abbastanza ignorante in materia. I 65daysofstatic non li ho mai sentiti e li conosco solo perché ho visto che i loro dischi sono in archivio nello stesso negozio giapponese che tiene i nostri. I Mogwai li ho scoperti dopo l’uscita di ‘Pets and Nerds attack Planet Earth!’, perché per spiegarmi cosa intendeva quando diceva che facevamo musica gay un mio amico me li citò…Comunque è plausibile che finiamo in mezzo a tanti generi perché – per dire la solita banalità – tutti ascoltiamo cose molto diverse tra di noi e distanti da quello che facciamo. La questione della voce sporadica deriva un po’ da una questione tecnica, nel senso che facendo sempre molte cose con la chitarra, registrando loop su loop, non sono in grado di concentrarmi anche sul cantato. D’altro canto – ehehehe (so che rido solo io) – interpreto la voce come uno strumento in mezzo agli altri, che risalta proprio in virtù della propria rarità. Infatti se io avessi cantato per 63 minuti, questa domanda non me l’avresti mai fatta…
Ma voi, che musica ascoltate? (totale libertà di espressione per questa domanda. perchè anche il coro delle voci bianche della parrocchia di sant’eustochio ha una sua dignità)
Tante cose. Sei fortunata perché pochi giorni fa ho risposto ad una domanda simile ad una webzine francese e ho chiesto agli altri quali fossero i loro ascolti. Manu attualmente posa le orecchie su Death Cab for Cutie, The Appleseed Cast, Pinback, Jimmy Eat World, Taking back sunday, The Used, Finch, Funeral for a Friend, Senses Fail. Michele ascolta blonde redhead, mogwai, coldplay, joy division, noah and the whale, fujiya & miyagi, classica varia. Luca, che viene comunque dal blues, penso che ami o abbia amato particolarmente Deftones e Tool, perché ogni volta che improvvisiamo qualcosa dice che sembra un pezzo loro. Poi ultimamente so che è stato favorevolmente colpito dai Gossip. Credo si sia invaghito della cantante. Io è un po’ che non ascolto musica ma tra i miei favoriti di sempre ci sono gli Appleseed Cast di Mare Vitalis, Les Savy Fav, Rosolina Mar, Altro e Fine Before You Came.
Titolo e copertina. ho la fissa, voglio sapere tutto.
Il titolo, che significa ‘La rivincita degli zerbini e dei sottobicchieri’ si pone sulla scia del primo disco per l’idea di una rivincita degli sfigati. O meglio, degli individui e degli oggetti socialmente riconosciuti come tali. Ed è un po’ come dire ‘gli ultimi saranno i primi’, solo che nel nostro caso poi gli ultimi sono molto incazzati e proprio in virtù della loro associazione all’essere innocui godono anche del fattore sorpresa. Dico zerbini e sottobicchieri per comprendere tutto ciò che viene calpestato, come può essere uno pseudonimo, che usi finché ti vergogni o vuoi stare nascosto e poi lo abbandoni, oppure un foglio di carta che sbatte contro il parapetto del Ponte di Stalingrado sollevato dal vento. L’artwork l’ha curato ‘A Theory Of Beatuy’, progetto grafico che condivido con Carlotta – la mia dolce metà - e per questo, l’insieme di cose che sono legate all’album finisce per forza per essere una specie di prodotto autogestito in famiglia. Ci abbiamo lavorato molto. Pensavamo di fare tutt’altro, poi – non sto scherzando – una notte io mi sono svegliato provocandole un infarto precoce e ho detto ‘Facciamo un uomo che balla sopra uno zerbino e poi, quando lo zerbino scompare, cade nel vuoto . Ma deve essere una specie di lezione di ballo, con le frecce. E dietro, una donna che carica la lavatrice ma che – quando estrae la tovaglia – se la ritrova ancora macchiata dai segni indelebili lasciati dai bicchieri!’. E lei mi ha detto, come al solito, ‘Sarà difficile’. Ma poi lo abbiamo fatto, con un set improvvisato, un blue-screen di tende rosse, la nostra lavatrice, la tovaglia di un nostro amico, nel nostro monolocale di 37 mq.
Notizie spicciole: dove lo avete registrato?
Al Vacuum Studio di Bologna, affidato alle sapienti mani di Bruno Germano. Poi lo abbiamo spedito a Chicago, per il mastering al Saff Mastering Studio. E’ stato fondamentale anche poter registrare in precedenza i provini negli studi di Sergio Corace, verso il quale avremo sempre un’infinita gratitudine.
Ho sentito ancora poco questo album, che per me è molto legato al primo distinguendosi per un miglior accorpamento dei suoni e per l’uso dei fiati. rimanete legati alla potenza della chitarra che vi rende “aggressivi” all’interno del genere (post rock?), ma in alcuni pezzi riuscite a essere stranamente dolci (vedi 25 hours in a day o 2nd world wharol). che ne pensi? sto dicendo grandi cazzate?
Sì. No, scherzo. Massima libertà di interpretazione all’ascoltatore. Io sono sempre scettico – e qua dico la seconda banalità esplicita – all’inserimento di un gruppo (almeno di questo) – in un genere. Alla luce dei fatti, non possiamo negare di avere elementi del post rock e del post punk. Però è anche vero che se per questo si intende arpeggi impercettibili e poi muri di suono, allora ho la sensazione che siamo andati oltre. Già nel primo disco. Credo che ci sia molto più nervosismo, in quello che facciamo. Il ricorso ai sample di chitarra registrati in tempo reale ci dà una connotazione math, ma credo che ci sia anche una forte componente melodica e, oh mio dio, pop. Non è nostra intenzione fare gli artisti incompresi. L’evoluzione rispetto al primo disco riguarda senz’altro l’uso di un apparato strumentale più ampio, il ruolo e i suoni della viola, il tentativo parziale di essere più sintetici e meno ripetitivi.
-Io adoro Consequences Glasses. e room 121. per due motivi diversi. room 121 per la malinconia e la strana dolcezza che ne esce dal violino, consequences proprio come esercizio di stile, ancora più di IncredibileCrazyRaneTotale.
‘Consequences Glasses: 3$ a pair!’ è una strana creatura che ci ha fatto un po’ impazzire. Ma alla fine è uscita così. C’è un po’ di screamo, un finale noise, un ‘japan’ e tanti birubiru – come li chiamiamo noi in gergo tecnico fischerprice – di viola. “Room 121″ è un passaggio sospeso, una zona di decompressione che abbiamo voluto attaccare tra due pezzi abbastanza serrati. Come al solito, solo in seguito, ho scoperto che è un brano alla Dirty Three…Solo che noi poi non abbiamo neanche un violino. Solo viola. Siamo monocromatici.
(scusate l’ignoranza sulla viola/violino, mea culpa n.d.a)
Il tour in Francia partirà il 23 novembre. Saremo a Grenoble, Saint Etienne, Lille, Rennes, Amiens e Parigi. Paradossalmente, nel nostro caso, sembra più facile suonare all’estero che in Italia.
Fatti una domanda e risponditi
Se io fossi un intervistatore, mi chiederei perché abbiamo dei titoli così strani. Allora risponderei, semplicemente, perché siamo degli idioti…Oppure mi piacerebbe lanciare il gioco dell’estate 2010: comprati il disco e – in base alle note presenti sul libretto – cerca di dare una spiegazione ai titoli. Chi ne indovina di più, vince. A me sembra figo.