è il gruppo che sto ascoltando ora. in camera mia, quante volte ho sognato una camera completamente mia anche a milano, mi sentivo sempre in prestito.
come le volte costretta a letto col naso rotto come solo io potevo rompermi, a fissare le tapparelle socchiuse e pensare cosa ci facevo là, sola?
e oggi invece, in questa giornata di sole e ozio, mi ritrovo a fissare i campi deserti dietro casa e pensare: ma io che ci faccio qui, sola?
perchè ieri, nel profumo berlinese grigio e caldo, è finito tutto. fine dello stress, fine dell’entusiasmo, delle gioie e delle solitudini, con un incrocio di sguardi stonati da un’amarezza personale.
con le mie amiche di produzione, da Princi ma con la testa chissà dove.
perlomeno, la mia non so più dove sia.
e come 4 mesi fa sono di nuovo al punto di partenza.
per poco, poi sarà la svolta definitiva della vita.
non avevo mai apprezzato milano, ma l’ho conosciuta non nel modo disgustoso e montato dei PIg Party, del Rocket e del Plastic. per carità, quel lato lo avevo fin troppon impresso in mente.
mi mancava solo perdermi in una città che ad agosto è vuota, ma che anche affollata ti protegge tra i suoi palazzoni e oggi cerco ancora tra il verde e le distese davanti a me un palazzo alto, una via affollata di gente che non ti considera nemmeno, un tram 29/30 su cui saltare e leggere il mio libro, un tramonto sul naviglio.
ho provato la vita senza la mia famiglia ed è stata una sensazione di quasi libertà mai sentita. mi sentivo una bambina di fronte ai dolci anche solo stando a casa con un amico a chiacchierare, davanti a una cena mal cucinata.
o parlare fino a notte fonda di lavoro, e di ragazzi.perchè alla fine dei conti si parla sempre di amore e amicizia, e quando non c’è amore di lavoro, e quando c’è troppo lavoro.. di sesso.
mi manca via torino alle 7 di sera con i radio dept nelle orecchie e un maglioncino a mo’ di sciarpa. e mi manca corso garibaldi con la panetteria tanto buona e un piccolo giardinetto in cui andavo a rifugiarmi nelle pause durante l’allestimento, fumando una sigaretta e bevendo coca cola.
mi mancherà il teatro Piccolo a ogni ora del giorno e della notte, e la gente che lo affollava, e i fonici che mi rincorrevano a destra e a manca e la musica, quella buona.
e le facce, quelle amiche.
ho solo una grande preoccupazione ora. non riuscire a godermi di nuovo questi frammenti di vita perchè costretta in un mondo profumato di erba appena tagliata.
ho avuto molte soddisfazioni da questo festival, e la gran parte di queste sono state a livello umano.
ciò non toglie che vedere i port royal al sempione alle 3 del mattino mantere il pienone di persone, o risolvere in due ore le problematiche degli afterhours, beh. non voglio essere megalomane, ma sono fiera di me.
e da questo balcone da cui troppo spesso ho sognato di prendere il volo ancora una volta sogno di navigare.
su un mare di legno.
sopra una città grigia e malinconica.
spero a presto.