Archivio per bologna

i’ve got nothing to worry about

Posted in canzone del giorno, meditazioni quotidiane con i tag , , , , , , , , on 25 Marzo, 2009 by cloudintheocean

resoconto di un weekend tra donne

e di due concerti, di cui parlare.

e di due amiche da ricordare, perchè sono favolose.

sabato sera. la lupi durante la famosa cenetta prewire ci parla dei Noah and the whale, che io non conoscevo ma ceh, sentendo una canzone, potrebbero piacermi. decidiamo perciò di ritrovarci sabato per cenetta e concerto. a cui la stella promette di non presenziare assolutamente, dato che le uniche volte che vuole andare al rocket succede qualcosa.

tipo concerti annullati, rocket chiuso all’ultimo minuto, inondazioni, meteoriti, estinzione di dinosauri, nuovi messia che vengono alla luce.

e rischiamo anche questa volta, vedendo troppa folla fuori e troppa poca gente dentro, e messaggi ci avvisano che il gruppo ritarderà l’esibizione di una mezz’oretta.

la stella fa per fuggire a un convegno sull’autismo a san donato milanese.

ma fortunatamente e non si sa per quale motivo l’universo inizia a girare in modo che la tizia ci faccia entrare. molta calca, inizio a diventare sociopatica.

soprattutto quando si presentano delle tizie inglesi agghindate da trilli, trillone piuttosto, e con le loro alette e bacchette- e tutto ciò che può finire in ette- creano del disagio tra gli astanti.

sale nel frattempo il gruppo spalla. molto bravi, postrock puro, voce alla blonde redhead. peccato non aver capito un’acca del nome del gruppo. quindi cantante, te lo dico spassionatamente, la prossima volta mi fai lo spelling?

sei molto carino comunque, con quella camicina a quadri molto grunge. troppo verdena.

ecco, vorrei soltanto premettere una cosa prima di proseguire.

ho una maledizione su di me. a ogni concerto gli unici molesti/rompicoglioni/disagiati sociali stanno davanti a me. se sono alti, ancora meglio.

dunque, non faccio in tempo a posizionarmi in bella vista palco che un semibambino di età non definibile (sono io vecchia dentro o sono circondata da trentenni troppo giovani?) che si struscia addosso a questa ragazza. e penso “molesti”.

ma quando lui alza il braccio e spingendo la testa di lei contro l’ascella, chiede “puzzo di adolescente?”…

mostro! ma perchè devo sempre essere circondata da mostri????passi l’urlo disgraziato ORFANI agli sxplosions in the sky, ma PUZZO DI ADOLESCENTE davvero non passa la censura, eh no!se poi lo usi per approcciare una ragazza, sei un vero gentleman.

ma detto ciò.

parliamo del gruppo e del live molto carino e divertente, che mette un sacco di allegria come un pò di malinciona, della bellezza del cantante soprannominato a posteriori noah e del violinista venuto fuori da breakfast club, soprannomianto seduta stante chester (se effettivamente si chiamasse così potrei davvero commettere atti di cui mi pentirei). e i ragazzetti che hanno clamorosamente sbagliato locale e si sono ritrovati a pogare credendo di essere al concerto degli ac/dc, per tutti loro un avviso:

gli ormoni si placano in altri modi, non con il semplice sudore prodotto dal cozzare contro altri esemplari maschi della tua specie.

a parte questo, indie pop folkettoso che ultimamente mi sconfinfera e mi rende allegra, i noah and the whale suoano molto bene e riescono a renderti felice tanto quanto farti rpendere male subito dopo. peccato per l’assenza della cantante laura marling, probabilmente sarebbe stato anche meglio.

e peccato per la ressa indegna che ci accoglie all’uscita, della serie: procediamo per osmosi, ma evidentemente ogni cellula è satura. oltrepassiamo il limonante puzzo di adolescente e usciamo a rivedere le stelle della notte milanese, estremamente felici di non dover rientrare in quel covo di sudore e ormone e fighetteria milanese (la creme della quale  però probabilmente era al maledetta primavera la magnolia).

passa un giorno, passano due giorni. di stress emotivo per il dubbio della trasferta bolognese, che fortunatamente trova luogo.

e il colpo di fortuna del cambio turno al lavoro che mi fa finire alle 4 per partire prima.

-il karma mi punirà per questa dose di fortuna, ne sono certa.-

arriviamo a bologna in tempo per giungere agli studi, sentire un paio di nuovi pezzi dei Kobenhavn e trasferirci nell’appartamento dello studio.

molto freddo, e molto…acaroso.

nico tira fuori una bottiglia di vodka sostenendo di averla pagata 17 euro, che fai, non la bevi? è il compleanno della stella, c’è anche la torta avvelenata color verde acqua per l’occasione.

con ego che si tracanna un bicchiere al colpo capisco che non sarà una serata tranquilla con concerto e letto e basta.

arriviamo all’estragon che i Peter Bjorn and john avevano appena iniziato, c’è tanto spazio tra le persone che inizio a fare stretching per ballare il can can, e non so per certo da che momento è iniziato, ma so solo che abbiamo iniziatoa  diventare tutti molesti. tutti noi 5.

il che vuol dire che se levo dalla considerazione i limonatori appoggiati alla mia spalla per una volta -UNA- ero nel gruppo dei più disagiati.

l’inizio è  scandito da un fischio da camionista che scopro provenire dalla dolce e piccola e innocua laura loopie ,su objects of my affection parte il coro da alcolizzati, subito dopo un VAI CIROOO (perchè, per voi bjorn in italiano cos’è?).

per il resto il concerto non si rivela un granchè, suonano poco e non proprio al massimo. c’è da dire che peter è davvero rockabilly (e ora capisco anche il nuovo video), ciro un rocher e giovanni un rimasto degli anni 90, quelli puri.

perlomeno, dall’aspetto non c’entravano proprio l’uno cn l’altro.

potenzialmente un gran concerto, peccato.

ma tanto a quel punto noi eravamo già pèartiti per la tangente, con la loopie che ci spiega come farci regalare cocktails- il tutto davanti alla barista- e nico ed ego che spuntano con dei pasticcini.

ci ricordiamo di non aver cenato e quindi rincorriamo -letteralmente- il malcapitato col vassoio e lo assaltiamo. la lupi in preda a una crisi addosso alla transenna ruba un bignè, la stella con molta nonchalance da dietro. il tutto per poi:

-ah, ma è nutella. non mi piace, mangiatelo te.

usciamo dall’estragon

-bene, ora rimarremo qui un’altra ora eprchè io e nico dobbiamo finirci i coc—-

ma nico stava già mnacciando di lanciarsi nel bidone dell’immondiazia e quindi lo convinco a lanciare solo il cocktail.

in ogni caso rimango quella che a detta di tutti è messa meglio e andiamo a molestare max a giardini sonori, che rimane con lo sguardo perplesso di chi ha perso le speranze, tentando di convinvcere nico a mangiare una focaccia, ma nico voleva solo dei fonzies.

il tutto per rimanere fino alle 5 del mattino a legare le stringhe a ego (non chiedetemi eprchè, era pura moletia), così come ego. ecco. ego è il tipo di persona con cui è meglio non avere a che fare mentre è ubriaco poichè diventa un piccolo animaletto che si esprime a morsi.

però c’è stato anche un momento malinconia e -ma ci conosciamo già da tre anni, quanto tempo..-

in effetti.

ne passa di acqua sotto i ponti.

anche per dolcenera ne è passata, dato che nel video che passa in tv in quel momento è diventata una donna. mio dio.

commenti vari su varie performance e sul perchè katy perry piaccia così tanto ai ragazzi.

sul serio,

perchè?

la mattina successiva inizia lenta, impastata e con occhiali da sole nonostante la pioggia a catinelle.

e il navigatore di nico che ci manda a trebo frazione di castelmaggiore invece di via trebbo, e le risate e i racconti fino alle 8 di sera in treno.

le previsioni ci avevano preso, cara lupi.

torte colorate, canzoni allegre, grasse risate.

una serata che non mi capitava da un pò.

un bel pò.

I remember when, when i first moved here,
a long time ago,
´cause i heard some song i used to hear back then,
a lone time ago.
i remember when, even further back,
in another town,
´cause i saw something written i used to say back then,
hard to comprehend

and the question is, was i more alive
then than i am now?
i happily have to disagree;
i laugh more often now, i cry more often now,
i am more me.

but of cause some days, i just lie around
and hardly exist,
and can´t tell apart what i´m eating
from my hand or my wrist.
´cause flesh is flesh, flesh as flesh as flesh,
the difference is thin.
but life has a certian ability or breating new
life into me,
so i breathe it in.
it says here we are, and we all are here,
and you still can make sense,
if you just show up and present an honest face,
instead of that grin.

and the other day, this new friend of mine
said something to me
“just because something starts differently,
doesn´t mean it´s worth less.”
and i soaked it in, how i soaked it in,
how i soaked it in
and just as to prove how right he was,
then you came.
so i´m gonna give, yes i´m gonna give,
i´m gonna give you a try,
so i´m gonna give, yes i´m gonna give,
i´m gonna give you a try


later on

Posted in romanticismi con i tag , , , , , , , , , , on 8 Marzo, 2009 by cloudintheocean

dopo due settimane di inattività in cui ho macinato cosa scrivere, mi ritrovo a non ricordare più cosa volessi dire da principio.

in ogni caso vi farò un sunto della splendida settimana iniziata sabato scorso 28 febbraio, con me che mi tratto bene per una sera e festeggio la fine del mese in modo piacevolissimo.

come dice la loopie d’altronde, la felicità consiste nel circondarsi di cose che ti fanno sentire bene e trovare il tempo per concederti i tuoi interessi.

e marzo inizia anche meglio, se posso permettermelo. domenica ritento per la seconda volta la mostra di magritte (che ,inizio a temere,forse non vedrò mai) con stella, ma la coda ci fa puntare diritte alla rinascente dove all’ultimo piano ci dedichiamo alla ricerca di un presente per la laura, dalla quale siamo state invitate a cena.

non c’è niente di particolare in una serata a casa di un’amica a mangiare cous cous e bere chinotto in bottiglie anni 40, ma la bellezza sta proprio nella tranquillità e nel calore del momento, nella serenità di poter parlare di tutto e di più senza temere giudizi dall’altra parte. anche lasciarsi andare a pettegolezzi.

e ricevere in regalo la maglietta con la citazione: se porti i jeans della rich non hai cuore per apprezzare i death cab for cutie, lascia perdere!!!…favolosa, anche solo per il pensiero che la laura ci ha messo dedizione per confezionarla sia per me che per lei.

il motivo di questo ritrovo è stato anche il concerto dei Wire, al magnolia.

ora.

datemi dell’ignorante ma i wire non li conoscevo, se non di nome. vedere un magnolia strapieno mi ha fatto porre un paio di domande, e in effetti dopo esserci intrufolate di soppiatto dentro il tendone strabordante di gente ho scoperto che gran parte dei pezzi li sapevo.

della serie: le canzoni che senti ma non sai mai a che gruppo associare. ecco. si, potete insultarmi ora, non mi vergogno. sopratutto se siete tra coloro che volevano seguire il concerto ma hanno desistito per la fila.

sono soddisfatta di poter aver associato gruppo a canzoni, ecco i wire ora hanno un’adepta ion più. contando che alla loro età spaccano i culi e la chitarrista è un pò quel che avrei fatto nella vita se avessi vissuto negli anni 70. anzi, non scherziamo, anche ora, se potessi.

stranamente mi aspettavo di vedere un pò di facce conosciute, ma evidentemente erano tutti al concerto cool e alla moda alla casa 139, dai metronomy. beh, meglio così. essere circondata da veri fans di cinquantanni in giubbotto di pelle e capello ossigenato mi ha fatto pensare che avrei voluto un padre come uno di loro. e forse anche no, per non trovarmelo ai concerti in cui vado.

però niente da dire, stimo chi ama la musica e segue ancora i suoi gruppi preferiti, purtroppo crescere in un’ambiente in cui la musica è considerata uno strumento infernale rumoroso da sfigati non è facile.

soprattutto se ti trovi a pensare che i tuoi genitori siano culturalmente ignoranti per avere un’idea del genere. non saranno mai in grado di apprezzare nessuna forma d’arte, allora.

in ogni caso.

tralasciando un’inizio settimana in cui l’ennesima frase fatta e l’ennesima incapacità di capire un discorso mi fanno definitivamente sbottare e capisco che forse è meglio parlare senza troppi peli sulla lingua, venerdi mi dedico alle mie amiche con un’aperitivo e cena da ale. con solito poker.

nel mentre mi preparo a sabato, al momento in cui sarei sbarcata a bologna di nuovo dopo perlomeno un anno di assenza, rivedere la bella mansarda della marti e il covo, e ritornando alle nostre camminate notturne èper tornare a casa.

e così decidiamo di farlo anche stavolta: covo e ritorno a piedi, tanto ormai è primavera ed è anche piacevole.

per questo mi preparo scarpe comode e vestito comodissimo.

il mio wikipedia musicale filippo mi offre un passaggio all’andata, e per tutto il viaggio rimango al mio solito zitta e imbarazzata dalla timidezza. mi limito ad ascoltare i discorsi domandandomi perchè ancora dovrei essere in soggezione in queste situazione. bah. la cloud che ogni tanto si pone domande stupide.

gli spinto band sono assurdi. non in senso malvagio, parliamoci chiaro. ma assurdi proprio come persone: il chitarrista urlo di munch, il bassista dal sorriso plastico inquietante (che temevo avrei sognato la notte) con la chioma che si muoveva di vita a sè stante.

ma tutto sommato è stato un conerto carino, divertente, loro sono divertenti e scanzonati, il pubblico ha reagito molto entusiasticamente (fin troppo, pensavo non li conoscesse nessuno e invece come al solito mi son trovata vicino ai più esaltati del covo). c’era anche L’aizzatore a quanto ho saputo noto personaggio che aizza la folla quando apprezza molto un live.

sorvoliamo sulla solita sfiga mia e della marti riguardo alle tshirts, e sulla teoria di filippo secondo cui non poteva prendere la maglia dai colori troppo sgargianti perchè ormai trentenne (:D), e passiamo al momeno in cui filippo e simone tornano a casa e io e la marti rifiutiamo il passaggio fermamente convinte della nostra abitudine della passeggiata notturna di 3 km e mezzo per tornare in centro.

alle 2 e 20, 3 cocktails dopo l’inizio della serata, arriva la chiamata di maolo che preso da compassione decide di venirci a prendere al covo…

e noi stavamo per rifiutare il secondo passaggio. probabilmente al 3° rifiuto il karma come minimo avrebbe voluto che venissimo stuprate all’uscita del locale.

quindi accettiamo, un pò a malincuore, ma sinceramente non ce l’avrei mai fatta a reggere il ritorno dopo una giornata di lavoro e un concerto, senza riposarmi un secondo.

saremo vecchei dentro, ma non c’abbiamo più il fisico.

e non siamo nemmeno più le spensierate ragazze che passavano weekend interi a cazzeggiare per le vie di bologna, andando da fabrica e da h&m e la feltrinelli, al marsalino a bere brachetto e poi al covo o a villa serena. e oggi passeggiando per le vie soleggiate ci siamo rese conto che, volenti o nolenti, non potremo più farlo.

malinconia e ritorni a casa.

e promessa di ritornare il prima possibile.