c’era una volta un libro.
un libro letto al momento giusto che parlava di un ragazzo ceh al sabato non rispondeva al telefono, e che si era fatto tatuare un punto interrogativo. un ragazzo che avrei voluto essere io, libero.
questo libro sembrava parlare direttamente a me.
e diceva questo:
Io la vita non te la so spiegare, e non dirti nemmeno se quel senso che ho sempre cercato ci sia per davvero, o se invece non finiremo tutti nel grande abbraccio del nulla, di questo stesso nulla dal quale proveniamo.
perchè è dal nulla che proveniamo e se nessuno può sapere cosa ci sarà dopo,tutti sappiamo cosa c’era prima: nulla appunto, o fose non ci è concesso il ricordo di nulla, ma c’è una cosa che posso dirti io invece: la vita è un’attesa, una lunga attesa durante la quale inganniamo il tempo fuggendo.
fuggendo dalla noia, dalla solitudine, dalla paura di morire. fuggendo soprattutto da noi stessi, senza sapere che il miglior modo di fuggire è restare fermi cercando di capire da chi si fugge.
solo così si toglie la maschera del personaggio che recita la nostra vita, solo così si spezzano le catene delle aspettative ceh gli altri hanno su di noi..solo così succede che , può succedere, che ci si liberi perfino dal dolore.