un sabato notte.
non so perchè sono finita qui ai murazzi, anzi si. per incontrare giacomo che è a torino.
e che ora sta ballando e cantando Vasco Rossi insieme a questa tizia che mi scivola addosso ogni due minuti, e mi fa rovesciare il coctkail tra le mani.
me le sento appiccicose e sporche, inizio ad alterarmi. se continua a urtarmi mi metto a urlare.
giuro, mi metto a urlare.
e dove sono gli altri? ho scritto almeno un quarto d’ora fa di venire da Giancarlo e nessuno ancora si vede.
ah no eccole.
peccato, che non mi considerino.
perchè non sono rimasta a ballare anni 60? perchè faccio sempre la scelta sbagliata?
un altro scossone, un energumeno struscia ripetutamente una flaccida appendice sul mio culo.
mi fa schifo.
mi stanno facendo schifo tutti, questi anonimi volti deformati da risa e alcol, questi corpi che si urtano tra di loro barcollanti.
non me ne rendo conto, ma sono completamente immobile.
immobile in mezzo alla pista.
il mio sguardo cerca qualcosa, ma la mia mente parla chiaro: qui non sei tra amici.
la mascella cade, rimango per lunghissimi secondi atterrita, bocca aperta, lo stesso pensiero che mi tartassa.
fino a che una mano spunta tra la folla e mi intima di uscire fuori.
-hai lo sguardo strano, che hai?
ancora non riesco a parlare, mi limito a guardarlo e balbettare aria. sono ancora atterrita, ma stavolta non dal terrore.
forse non è vero che non sei tra amici, non credi?
sorrido, lui ancora li a fissarmi.
grazie.






