cronache da un intenso viaggio a londra
e da intense partenze.
dicesi anche 15 ottobre 2008.
perchè poi partire il 15 ottobre? …perchè era il numero della mia maglia di pallavolo, e il 5 è il mio numero fortunato…o forse per strane coincidenze.
nonostante qualcosa volesse imperdire i saluti finali alla facciaccia sua ho vinto.
e poi
sono partita.
anche io.
atterrata nella notte londinese, accolta da simone e da due ragazze. con cui abbiamo parlato in inglese per 5 minuti prima di capire che erano milanesi tanto quanto noi (non me, rimango salda al piacentino dal sass). e che in due ore si sono rivelate pazze e simpaticissime, grande compagnia fortunata costretta in un loculo di 2×4 metri circa.
contando che siamo arrivati alle 3 del mattino, la nostra amicizia s’è costruita durante la notte. e il mattino dopo. non ho assolutamente dormito.
nonostante ciò il mattino dopo mi stavo già recando da starbuck’s per una colazione col primo muffin londinese peach and raspberry. con fera. l’unico che ha risposto ai messaggi al circolo di amicizie londinesi. so perchè ha risposto. so perchè mi aiuta. posso solo ringraziare.
ma ormai sono sulla mia strada.
che chissà dove diavolo mi porterà. di sicuro al momento mi porta tra king’s cross e old street passando per bricklane e il saint jame’s park.
strana la sensazione di vagare sola per londra e sentirsi abituata a ciò. sto diventando un lupo solitario?
l’unica cosa che non va proprio giù è l’english breakfast. però presa in un locale in hoxton square che ne valeva sinceramente la pena. minimal e decadente quanto basta a renderlo alla moda.
il rough trade è il negozio ideale, mancano solo i libri e potrei viverci il resto della mia vita.
e poi stralci vari tra graffiti, case e strade che mi lasciavano senza parole. d’altronde sono rimasta silenziosa parecchio tempo.
tranne che con lisa e sorre, la coppia più bella del mondo, che mi portano a una festa per il lancio di un programma alla jackass. lisa si stupisce per quanto ho le lacrime agli occhi dalle risate! e poi regali stupidi e open bar…una festa carinissima insomma!
il mio obiettivo di ricerca lavoro poco si concretizza se non in un incontro.
ma vorrei evitare di parlare di lavoro.
in realtà quello a cui pensavo era se qualcuno si sarebbe ricordato di me come io mi stavo ricordando di lui, più che altro ogni volta che incappavo in..palle giganti e mi chiedevo: e questo cosa mi rappresenta?
e mentre cercavo risposte incappo in camden. così confusionaria così viva. così punk e così turistica.
con degli scorci che non mi sarei mai immaginata.
che mi hanno colpito dritto al cuore al punto che quasi volevo rinunciare al biglietto di ritorno e farmi spedire le valigie.
ma poi sono tornata alla realtà che mi voleva di nuovo a piacenza.
di nuovo in quesdti 5 mq che è camera mia (e che quindi poco cambiava dall’ostello…ma la compagnia là era diversa)
a sentire persone lontane a cui non hai preso nemmeno quella cosa carina alla tate perchè pensavi ti avessero già scordata.
in effetti i regali li ho risparmiati per quando torno.
come i musei.
voglio vivermela da dentro appena tornerò. è un promessa che mi sono fatta mentre guardavo il tamigi sotto la pioggia, senza ombrello.
