MA PARLIAMO DI UOMINI! tanto per cambiare
avevo 16 anni appena compiuti.
l’età giusta per la prima vacanza da sola con la migliore amica. oh-oooh, che emozione allo stato puro, prendere un treno e per quattro ore di viaggio spipazzare le tue prime sigarette (delle davidoff, comprate perchè il pacchetto ci faceva sentire così grandi) fino a quando la vocetta metallica annuncia che siete arrivate e rivazzurra, beata cittadella bagnata dal mar adriatico e frequentata per la maggior parte del tempo da anziani.
il fatto che in hotel ci fossero effettivamente solo anziani e famigliole felici non ci scoraggia a desistere dal piano che prevede: fare la migliore vacanza del mondo.
la prima sera eravamo già amiche di tutti i baristi dell’unico pub presente a meno di 2 km, il Copacabana. da li a ballare sui tavoli il passo è stato più che istantaneo.
da li a farci notare dagli unici ragazzi del posto, ancora più immediato.
io ai tempi ero davvero timida, ma che dico. terribilmente terrorizzata dalle nuove conoscenze, ma la mia amica no. lei riusciva a tenere banco con tutto e tutti, e quindi era grazie a lei che potevo permettermi di essere avvicinata da esseri umani dell’altro sesso.
con quanta fortuna, a posteriori vi posso dire…davvero poca.
una sera ci stiamo sbronzando in modo alquanto pessimo, trangugiando tequila in ogni salsa possibile, quando si avvicina un ragazzo che inizia a parlarmi.
non capisco un’acca di quel che mi sta dicendo, e non lo vedo. senza eufemismi, non lo riesco proprio a vedere. noto una ombra blaterante che si rivolge ogni tanto a me ogni tanto alla mia amica (ormai pienamente coinvolta in uno scambio di liquidi con l’amico figo di lui). quando mi chiede (e questa espressione è talmente anni 90 che quasi mi commuovo a scriverla) di “andare a fare un giro fuori”, io guardo perplessa la mia amica, nel frattempo salita a ballare sul tavolo.
lei si stacca dalla bocca altrui per farmi un cenno di assenso e dirmi “è carino, dai vai. è davvero carino!”
presa alla sprovvista e ringalluzzita dal sapermi interessante agli occhi di un maschio, decido di uscire.
e si sa coe vanno le cose li fuori. si limona, in sostanza.
e fin li, tutto bene direi, se non che a un tratto lui inizia:
-lo senti?
io sinceramente ubriaca non capisco il senso della sua domanda, che peraltro lui mi ripropone più e più volte.
e poi:
-senti il pitone? mia mamma doveva cucirmi le mutande apposta da tanto ce l’ho grosso.
lì, lì non ce l’ho più fatta. a ventiquattro anni mi devi venire a dire queste cose?anche se non avevo esperienza alcuna sapevo benissimo cosa devono evitare gli uomini di dire.
scoppio a ridere, di gusto. e più rido e più lui mi domanda cosa ci sia da ridere, che è tutto vero, che lui ha un pitone, un boa, un serpente chilometrico, che da piccolo aveva problemi.
io, sempre ridendo, mi avvio verso l’entrata lasciandolo a mani vuote e palle piene.rientro al pub dalla mia amica e raccontandole l’accaduto iniziamo a ridere spropositatamente.
ma il nostro pitone è un osso duro non crediate. torna al pub la sera successiva e mi trova sobria, intenta a leggere il menù.
quando lo vediamo mi rendo conto del tipo di persona con cui ho avuto a che fare la sera prima e mi nascondo vergognandomi terribilmente. arriva il barista e mi coglie sul fatto. mi spiega che quel ragazzo è un totsle cretino che è soprannominato rubinetto, in quanto idraulico. e che è un personaggio da evitare come la peste.
questo si avvicina al tavolo cominciando sproloqui di ogni genere, e la mia amic borbotta cose come: ma taci pitone dei miei stivali.
lo liquido con un: cricetino, vedi di andartene.non se ne va finchè non arriva un ragazzo (bellissimo) che dice di essere il mio ragazzo. si rivelerà un cretino pure lui, ma questa è un’altra storia.
morale della favola: se un ragazzo si fa chiamare rubinetto, evitatelo.
se un ragazzo comincia dicendo di essere il tuo ragazzo spinto da senso di protezione, evitatelo. probabilmente sta per sposarsi e si sta facendo l’ultima vacanza da single. con la cognata.