Archivio per malinconia

chasing cars.

Posted in Uncategorized con i tag , , , , , , on 9 Novembre, 2009 by cloudintheocean
via garibaldi.

(darioVetere)

la fine.

di un weekend strano e la sveglia del lunedi mattina che mi ricorda il fatto che debba lavorare nonostante l’influenza galoppante.

è stato così intenso che domenica la pioggia finalmente ha lavato via i contorni dell’ennesimo venerdi finito il sabato mattina davanti a del pane e salame.

sono tornata in san salvario, e di nuovo ho saggiato la conturbante magia di quel quartiere. mi attrae tra i suoi palazzi e i balli, le urla e la musica caciarona. e i quadri e le fotografie e le scatole.

qualcuno venerdi sera ci ha protetto senza che ce ne accorgessimo quasi.

qualcuno sabato ha suonato un pianoforte, mentre di rivoli di fumo annebbiavano la stanza.

qualcuno  ha detto che se ne andrà, e un pò ho sperato che non parlasse sul serio.

domenica.

un treno perso, una telefonata.

un caffè con la sambuca perchè lo decidiamo sul momento.

e la pioggia smette quasi di cadere.

“sembriamo in Blow Up”

e intanto Jim canta raiders on the storm, gracchiando attraverso una cassa sistemata male.

certo che mi piacerebbe fermare tutto in un istante.

certo che vorrei che non mi salissero certi pensieri e una malinconia improvvisa.

il film scorre sullo schermo e io cerco la concentrazione che s’è persa tra una strana sensazione di nausea e sonno.

la fine.

del film.

e ci troviamo ancora una volta noi tre, con una valigia.

e piazza arbarello a guardarci indifferente.

later on

Posted in romanticismi con i tag , , , , , , , , , , on 8 Marzo, 2009 by cloudintheocean

dopo due settimane di inattività in cui ho macinato cosa scrivere, mi ritrovo a non ricordare più cosa volessi dire da principio.

in ogni caso vi farò un sunto della splendida settimana iniziata sabato scorso 28 febbraio, con me che mi tratto bene per una sera e festeggio la fine del mese in modo piacevolissimo.

come dice la loopie d’altronde, la felicità consiste nel circondarsi di cose che ti fanno sentire bene e trovare il tempo per concederti i tuoi interessi.

e marzo inizia anche meglio, se posso permettermelo. domenica ritento per la seconda volta la mostra di magritte (che ,inizio a temere,forse non vedrò mai) con stella, ma la coda ci fa puntare diritte alla rinascente dove all’ultimo piano ci dedichiamo alla ricerca di un presente per la laura, dalla quale siamo state invitate a cena.

non c’è niente di particolare in una serata a casa di un’amica a mangiare cous cous e bere chinotto in bottiglie anni 40, ma la bellezza sta proprio nella tranquillità e nel calore del momento, nella serenità di poter parlare di tutto e di più senza temere giudizi dall’altra parte. anche lasciarsi andare a pettegolezzi.

e ricevere in regalo la maglietta con la citazione: se porti i jeans della rich non hai cuore per apprezzare i death cab for cutie, lascia perdere!!!…favolosa, anche solo per il pensiero che la laura ci ha messo dedizione per confezionarla sia per me che per lei.

il motivo di questo ritrovo è stato anche il concerto dei Wire, al magnolia.

ora.

datemi dell’ignorante ma i wire non li conoscevo, se non di nome. vedere un magnolia strapieno mi ha fatto porre un paio di domande, e in effetti dopo esserci intrufolate di soppiatto dentro il tendone strabordante di gente ho scoperto che gran parte dei pezzi li sapevo.

della serie: le canzoni che senti ma non sai mai a che gruppo associare. ecco. si, potete insultarmi ora, non mi vergogno. sopratutto se siete tra coloro che volevano seguire il concerto ma hanno desistito per la fila.

sono soddisfatta di poter aver associato gruppo a canzoni, ecco i wire ora hanno un’adepta ion più. contando che alla loro età spaccano i culi e la chitarrista è un pò quel che avrei fatto nella vita se avessi vissuto negli anni 70. anzi, non scherziamo, anche ora, se potessi.

stranamente mi aspettavo di vedere un pò di facce conosciute, ma evidentemente erano tutti al concerto cool e alla moda alla casa 139, dai metronomy. beh, meglio così. essere circondata da veri fans di cinquantanni in giubbotto di pelle e capello ossigenato mi ha fatto pensare che avrei voluto un padre come uno di loro. e forse anche no, per non trovarmelo ai concerti in cui vado.

però niente da dire, stimo chi ama la musica e segue ancora i suoi gruppi preferiti, purtroppo crescere in un’ambiente in cui la musica è considerata uno strumento infernale rumoroso da sfigati non è facile.

soprattutto se ti trovi a pensare che i tuoi genitori siano culturalmente ignoranti per avere un’idea del genere. non saranno mai in grado di apprezzare nessuna forma d’arte, allora.

in ogni caso.

tralasciando un’inizio settimana in cui l’ennesima frase fatta e l’ennesima incapacità di capire un discorso mi fanno definitivamente sbottare e capisco che forse è meglio parlare senza troppi peli sulla lingua, venerdi mi dedico alle mie amiche con un’aperitivo e cena da ale. con solito poker.

nel mentre mi preparo a sabato, al momento in cui sarei sbarcata a bologna di nuovo dopo perlomeno un anno di assenza, rivedere la bella mansarda della marti e il covo, e ritornando alle nostre camminate notturne èper tornare a casa.

e così decidiamo di farlo anche stavolta: covo e ritorno a piedi, tanto ormai è primavera ed è anche piacevole.

per questo mi preparo scarpe comode e vestito comodissimo.

il mio wikipedia musicale filippo mi offre un passaggio all’andata, e per tutto il viaggio rimango al mio solito zitta e imbarazzata dalla timidezza. mi limito ad ascoltare i discorsi domandandomi perchè ancora dovrei essere in soggezione in queste situazione. bah. la cloud che ogni tanto si pone domande stupide.

gli spinto band sono assurdi. non in senso malvagio, parliamoci chiaro. ma assurdi proprio come persone: il chitarrista urlo di munch, il bassista dal sorriso plastico inquietante (che temevo avrei sognato la notte) con la chioma che si muoveva di vita a sè stante.

ma tutto sommato è stato un conerto carino, divertente, loro sono divertenti e scanzonati, il pubblico ha reagito molto entusiasticamente (fin troppo, pensavo non li conoscesse nessuno e invece come al solito mi son trovata vicino ai più esaltati del covo). c’era anche L’aizzatore a quanto ho saputo noto personaggio che aizza la folla quando apprezza molto un live.

sorvoliamo sulla solita sfiga mia e della marti riguardo alle tshirts, e sulla teoria di filippo secondo cui non poteva prendere la maglia dai colori troppo sgargianti perchè ormai trentenne (:D), e passiamo al momeno in cui filippo e simone tornano a casa e io e la marti rifiutiamo il passaggio fermamente convinte della nostra abitudine della passeggiata notturna di 3 km e mezzo per tornare in centro.

alle 2 e 20, 3 cocktails dopo l’inizio della serata, arriva la chiamata di maolo che preso da compassione decide di venirci a prendere al covo…

e noi stavamo per rifiutare il secondo passaggio. probabilmente al 3° rifiuto il karma come minimo avrebbe voluto che venissimo stuprate all’uscita del locale.

quindi accettiamo, un pò a malincuore, ma sinceramente non ce l’avrei mai fatta a reggere il ritorno dopo una giornata di lavoro e un concerto, senza riposarmi un secondo.

saremo vecchei dentro, ma non c’abbiamo più il fisico.

e non siamo nemmeno più le spensierate ragazze che passavano weekend interi a cazzeggiare per le vie di bologna, andando da fabrica e da h&m e la feltrinelli, al marsalino a bere brachetto e poi al covo o a villa serena. e oggi passeggiando per le vie soleggiate ci siamo rese conto che, volenti o nolenti, non potremo più farlo.

malinconia e ritorni a casa.

e promessa di ritornare il prima possibile.

broken relations

Posted in canzone del giorno, live, romanticismi, serate con i tag , , , , , on 1 Ottobre, 2008 by cloudintheocean
port royal live @parco sempione

port royal live @parco sempione

are dreams to come

65 days of static

Posted in meditazioni quotidiane, romanticismi con i tag , , , , on 1 Ottobre, 2008 by cloudintheocean

è il gruppo che sto ascoltando ora. in camera mia, quante volte ho sognato una camera completamente mia anche a milano, mi sentivo sempre in prestito.

come le volte costretta a letto col naso rotto come solo io potevo rompermi, a fissare le tapparelle socchiuse e pensare cosa ci facevo là, sola?

e oggi invece, in questa giornata di sole e ozio, mi ritrovo a fissare i campi deserti dietro casa  e pensare: ma io che ci faccio qui, sola?

perchè ieri, nel profumo berlinese grigio e caldo, è finito tutto. fine dello stress, fine dell’entusiasmo, delle gioie e delle solitudini, con un incrocio di sguardi stonati da un’amarezza personale.

con le mie amiche di produzione, da Princi ma con la testa chissà dove.

perlomeno, la mia non so più dove sia.

e come 4 mesi fa sono di nuovo al punto di partenza.

per poco, poi sarà la svolta definitiva della vita.

non avevo mai apprezzato milano, ma l’ho conosciuta non nel modo disgustoso e montato dei PIg Party, del Rocket e del Plastic. per carità, quel lato lo avevo fin troppon impresso in mente.

mi mancava solo perdermi in una città che ad agosto è vuota, ma che anche affollata ti protegge tra i suoi palazzoni e oggi cerco ancora tra il verde e le distese davanti a me un palazzo alto, una via affollata di gente che non ti considera nemmeno, un tram 29/30 su cui saltare e leggere il mio libro, un tramonto sul naviglio.

ho provato la vita senza la mia famiglia ed è stata una sensazione di quasi libertà mai sentita. mi sentivo una bambina di fronte ai dolci anche solo stando a casa con un amico a chiacchierare, davanti a una cena mal cucinata.

o parlare fino a notte fonda di lavoro, e di ragazzi.perchè alla fine dei conti si parla sempre di amore e amicizia, e quando non c’è amore di lavoro, e quando c’è troppo lavoro.. di sesso.

mi manca via torino alle 7 di sera con i radio dept nelle orecchie e un maglioncino a mo’ di sciarpa. e mi manca corso garibaldi con la panetteria tanto buona e un piccolo giardinetto in cui andavo a rifugiarmi nelle pause durante l’allestimento, fumando una sigaretta e bevendo coca cola.

mi mancherà il teatro Piccolo a ogni ora del giorno e della notte, e la gente che lo affollava, e i fonici che mi rincorrevano a destra e a manca e la musica, quella buona.

e le facce, quelle amiche.

ho solo una grande preoccupazione ora. non riuscire a godermi di nuovo questi frammenti di vita perchè costretta in un mondo profumato di erba appena tagliata.

ho avuto molte soddisfazioni da questo festival, e la gran parte di queste sono state a livello umano.

ciò non toglie che vedere i port royal al sempione alle 3 del mattino mantere il pienone di persone, o risolvere in due ore le problematiche degli afterhours, beh. non voglio essere megalomane, ma sono fiera di me.

e da questo balcone da cui troppo spesso ho sognato di prendere il volo ancora una volta sogno di navigare.

su un mare di legno.

sopra una città grigia e malinconica.

spero a presto.

how strange, innocence

Posted in Uncategorized con i tag , , , on 30 Settembre, 2008 by cloudintheocean

è così difficile scrivere di quel che si prova, quando è ancora così forte in te.