Archivio per meditazioni quotidiane

last act in baires.

Posted in meditazioni quotidiane con i tag , , , on 11 Novembre, 2009 by cloudintheocean

avessi una sigaretta per questo momento la accenderei e la assaporerei fino all’ultimo respiro, ma l’influenza incombente me lo impedisce.

vedo solo piazza arbarello, beata dormiente.

incamminandomi ho pensato che certe vie le conosco come le mie tasche, e non provare più l’emozione dell’attraversarle per la prima, al seconda o la terza volta mi ha creato una voragine di terrore.

non voglio guardare le vie del mio cuore aridamente come facevo a piacenza.

queste sono le mie vie. perchè spegnersi? a volte mi domando dove si sia nascosta la torino che mi urtava contro in ogni angolo i primi giorni che ero qui.

a volte ho l’ansia di perdere l’entusiasmo con cui riesco a guardare questa nuova vita. un entusiasmo che mi fa prendere colpi troppo forti, ma di cui andrò sempre fiera.

torino ti prego, aiutami a non perderlo.

a non guardarmi allo specchio e vedere due occhi senza più pupille.

 

 

 

chasing cars.

Posted in Uncategorized con i tag , , , , , , on 9 Novembre, 2009 by cloudintheocean
via garibaldi.

(darioVetere)

la fine.

di un weekend strano e la sveglia del lunedi mattina che mi ricorda il fatto che debba lavorare nonostante l’influenza galoppante.

è stato così intenso che domenica la pioggia finalmente ha lavato via i contorni dell’ennesimo venerdi finito il sabato mattina davanti a del pane e salame.

sono tornata in san salvario, e di nuovo ho saggiato la conturbante magia di quel quartiere. mi attrae tra i suoi palazzi e i balli, le urla e la musica caciarona. e i quadri e le fotografie e le scatole.

qualcuno venerdi sera ci ha protetto senza che ce ne accorgessimo quasi.

qualcuno sabato ha suonato un pianoforte, mentre di rivoli di fumo annebbiavano la stanza.

qualcuno  ha detto che se ne andrà, e un pò ho sperato che non parlasse sul serio.

domenica.

un treno perso, una telefonata.

un caffè con la sambuca perchè lo decidiamo sul momento.

e la pioggia smette quasi di cadere.

“sembriamo in Blow Up”

e intanto Jim canta raiders on the storm, gracchiando attraverso una cassa sistemata male.

certo che mi piacerebbe fermare tutto in un istante.

certo che vorrei che non mi salissero certi pensieri e una malinconia improvvisa.

il film scorre sullo schermo e io cerco la concentrazione che s’è persa tra una strana sensazione di nausea e sonno.

la fine.

del film.

e ci troviamo ancora una volta noi tre, con una valigia.

e piazza arbarello a guardarci indifferente.

sono stata nel paese delle creature selvagge

Posted in meditazioni quotidiane, romanticismi con i tag , , , , , , on 2 Novembre, 2009 by cloudintheocean

e sono rimasta folgorata.

dalla bellezza dei paesaggi, dall’insolenza di un bambino e da una sorella che assomiglia troppo alla mia.e dagli arcade fire.

fotogrammi di una casetta di neve come facevamo da piccoli, i miei amici ed io, regina di un regno dove un gatto celebrava matrimoni ed gli elfi vivevano su un albicocco.

mi ha lasciato un vago senso di ricordo e di malinconia, questo film.

vengo distratta da una passeggiata, per tornare a casa. da una fontana mai vista in una piazza mai frequentata.

- quanto è bello l’autunno, guarda.

e mentre lo dice io mi perdo in altri fotogrammi, in quella fotografia di anni fa. in autunni pieni di speranza e divertimento.

seguono discorsi, perdo i fili mentali di liste che io ho chiesto di fare. mi imbarazzo un pò per la mia memoria accorciatasi negli ultimi tempi.

ma sulla via di casa, in una piazza invece familiare, rivedo quel tappeto di foglie e decido, come una bambina, di correre e sguazzari dentro.

con una sciarpa rossa avvolta intorno, i notwist nelle orecchie, mi fermo a bere dalla famosa fontanella col toro.

ha ragione, l’autunno è davvero bello.

 

e infine uscimmo a riveder le stelle

Posted in istantanee, meditazioni quotidiane con i tag , , , , , , , on 1 Novembre, 2009 by cloudintheocean

stars

come quando ti viene una foto casuale, o getti delle ali nere dentro il Po.

come quando ti ritrovi a parlare di cose senza capo nè coda, ma che ti fanno ridere di gusto.

o come quando qualcuno ti dice che a certe cose non ci crede, ma tu continui a dire che nei segni ci credi e lo farai per sempre.

come quando ti viene una foto casuale…

io e te tre volte sopra un letto.

Posted in meditazioni quotidiane con i tag , , on 29 Ottobre, 2009 by cloudintheocean

perchè discutere sempre con ragazze per capire gli uomini, quando qui ho solo amici maschi?

spinta dall’ennesima delusione d’amore di un’amica, ho deciso che è il caso di darci un taglio ai finti romanticismi o alle parole di conforto del “vedrai che ne troverai uno migliore”.

la risposta è: no.

se sei fortunata, ti può capitare di incontrare la sincerità.

la scorsa sera si parlava di relazioni, e un amico mi ha rivelato la regola del 3.

credetemi, non fa una piega e si dovrebbe contrattualizzare, per tutti coloro che vogliono ma non vogliono storie.

più di tre volte con una ragazza e vuol dire che ti crei un bell’impiccio, soprattutto se la suddetta si illude facilmente. perchè di ragazze che credono nei principi azzurri e nell’amore ce ne sono a bizzeffe, e di ragazze insicure che hanno bisogno di sentirsi amate e di piacere, ancora di più. se sgarri la terza volta (sempre che alla terza non sia già troppo tardi) succede l’inevitabile, che di solito comprende pianti, nonlasciarmi, perchè non ti piaccio???devo piacerti per forza, esci con me!

chi diceva che tre è il numero perfetto? la prima volta è la scoperta, la seconda la conoscenza, la terza un addio.

la quarta sarebbe già: sono stanco. oppure,  non mi hai fatto i complimenti per il vestito nuovo.

le routines delle relazioni interpersonali.

le debolezze umane.

la mancanza di decisione e di volontà che ti fa sguazzare in un lago di ira e delusione.

molto più semplice parlare e chiarire la regola del tre.

solo tre volte, il gusto consapevole e il piacere inconscio del sapere che non ci sarà niente poi. niente ire, niente delusione. abbandonare tutto prima che si rovini con le sue stesse mani.

un ragazzo una volta mi ha detto che è la parte migliore, quella del lasciarsi quando ancora non ci si è rovinati.

allora è così che deve andare?

sfiorare l’intesa e poi tornare estranei?o forse più intimi di prima per aver condiviso questo potere unico di lasciarsi andare alla bellezza di un singolo istante e goderne fino in fondo senza alcun rimpianto?

sicuramente se il mondo fosse sincero in molti approverebbero.

ma la domanda è:  per quanti e per quanto si sopravvive con questa regola?

labbra.

Posted in meditazioni quotidiane con i tag , on 27 Ottobre, 2009 by cloudintheocean

ci sono parole che ho scoperto provocarmi reazioni che prima non avrei mai provato.

labbra è una di quelle.

mi fa mancare il fiato- è troppo sensuale- mi fa agognare una goccia d’acqua, mi si strozza in gola.

non posso fare a meno di fissare chi la dice, e chiedermi come mai non cada una goccia di sudore lungo la sua tempia. non provano terrore nel pronunciarla, gli altri? non fremono dalla voglia di sfiorare con le dita l’oggetto del suono?

annaspo ogni volta che la leggo e la mia bocca -non voglio- si schiude a codificare quelle sillabe, afona. rimane sospesa, labbra, insieme a tutto il fiato che servirebbe a renderla viva.

cosa può provocare una semplice, banale, coppia di B.

non pronunciatela mai in mia presenza

istantanee.

Posted in meditazioni quotidiane con i tag , , , on 26 Ottobre, 2009 by cloudintheocean

questo è uno dei motivi per cui amo questa città.

un lunedi qualunque, 26 ottobre. 24 gradi. impossibile le stranezze di questa città così fredda, a detta di chi ci vive da anni.

noi due sedute a mangiare su una panchina assolata, nel mezzo di una piazzetta.

una vecchietta con un passeggino avvicinandosi ci chiede se vogliamo due mandarini, visto che staimo mangiando.

non sento subito, lei si ferma davanti a noi e ce li rioffre. no grazie, non vede quanto è pesante quel che stiamo mangiando?

da buona nonna la signora finge di non aver sentito il rifiuto e ce li rifila in mano assicurandoci che “sono davvero buoni, vengono dal mercato eh”

ci saluta beandosi del sole e del tempo felice e consigliandoci di goderne finchè possiamo.

ho guardato la vale e le ho detto: posso dirlo? oggi sto davvero bene con me stessa.

questa è una dichiarazione d’amore.

Posted in romanticismi con i tag , , , on 23 Settembre, 2009 by cloudintheocean

(non adatto a un pubblico di cinici come me)

ti ho incontrato 5 anni fa, in inverno.

mi sentivo terribilmente sola e quando ti ho visto sotto quelle luci serali è come se mi avessero sbattuto con la schiena contro un muro.troppo forte, sono rimasta stordita e affascinata.

ero così invasa dal tuo profumo che vagavo per i palazzi antichi come una bambina che vede i suoi regali preferiti sotto l’albero. ero con un altro, ma pensavo solo a te. volevo essere sola. non averlo tra i piedi con le sue banalità. tu mi stavi avvolgendo con troppo calore. ero giovane e non capivo se fosse soltanto una stupida sbandata.

mi hai fatto sentire felice, piena e viva in soli tre giorni.

poi me ne sono andata.

non chiedermi perchè.

ogni anno ti rivedevo, per poche ore, per pochi giorni. ed era sempre lo stesso pugno nello stomaco. passavo giornate intere a fissare la finestra di camera mia e desiderare di essere li abbracciata a te.

ho provato a cercare altrove, ma paragonavo tutto a te, alle nostre passeggiate sotto quei lampioni, ai quei piccoli numeri che crollavano da quel palazzo e alla riva di quel fiume.

così, cinque anni dopo ti rivedo.

non ti conosco affatto,se non per le serate in cui mi porti a ballare fino all’alba o alle mattinate piene di caffè e piedi doloranti; ma è come se avessimo vissuto fianco a fianco fino ad ora.

quando oggi ti ho visto in piazza è stato come la prima volta. mi hai colto di sorpresa. mi cogli sempre di sorpresa. ogni volta che sono sovrappensiero tu sei li, che mi aspetti in lontananza, che mi guardi. che mi sorridi o mi urti.

abbiamo il tempo, adesso.

e ho il tempo per amarti, per incazzarmi con te, per piangere per te e con te, per ridere e per perdermi nel tuo mondo, per camminare in quella strada e tra la nebbia, per fissare il tramonto, per farti sentire le mie canzoni e per conoscere chi ti vive con passione, ma non quanto la mia.e per odiarti. per mandarti affanculo e per dirti quanto sono felice e libera con te. per tornare ogni volta lungo quel fiume a fissare il vuoto e per ubriacarmi ogni volta, per farmi prendere a pugni nello stomaco, per farmi graffiare e per fare l’amore con te.

e per rimanere in silenzio, sempre con te.

e ho paura, paura che mi lasci e che io ti lascerò presto. e quando ti vivo non ne ho abbastanza e quando ti tocco ti toccherei fino a fartim male come fai male al mio cuore,e ogni secondo lo mordo con tutta la mia forza e lo inspiro per non perdermi la sensazione che mi da quel secondo con te.

non so se questo sia amore. ma di sicuro voglio averti.

e voi, sapete di che sto parlando?

meditazione del primo giorno di settembre.

Posted in meditazioni quotidiane con i tag , , on 1 Settembre, 2009 by cloudintheocean

sono seduta per una delle ultima volte a guardare campi stellati da un balconce che per 24 anni mi ha vista in ogni stato esistente su questa terra.

domani prenderò le chiavi della mia nuova vita, eppure la mia famiglia non è qui.situazione ben più grave di quanto avessi previsto.

credevo di festeggiare con del vino e un paio di quelle tartine stantie del Mirò. invece non trovo nemmeno un bicchiere di coca cola e sono a regime di acqua frizzante insaporita con del limone.

una ragazza mi ha lasciato una sigaretta, che avrei fumato solo in un’occasione che lo avrebbe richiesto. ed eccomi qui. probabilmente data la pesantezza è una marlboro rossa.

strane sensazioni.

sogno di una notte di venerdi d’estate

Posted in meditazioni quotidiane, romanticismi, serate con i tag , , on 29 Agosto, 2009 by cloudintheocean

è la storia di una sera, di quelle sere che hanno il sapore di caldo e zampironi.

di quattro ragazzi che partono in macchina per andare lontano, nemmeno troppo, al di sopra delle valli e delle luci, rincorrendo i propri pensieri. lei conosce poco la strada. guida male, gli altri la distraggono e ridono. l’altra ragazza, quella che non avrebbe dovuto essere li, quella che avrebbe dovuto essere a chilometri di distanza, intenta a mordicchiarsi il pollice e fissare l’infinito. a cosa pensa, lo sa soltanto lei. il biondino si volta, chiede quante sigarette sono rimaste, è necessaria una sosta all’autogrill, sarà una serata breve ma senza tabacco potrebbe rivelarsi insopportabile . il protagonista di questa storia si agita nel sedile posteriore, pensa a lei, è nervoso. non sa se, non sa cosa, medita.i suoi capelli spettinati si contorcono nelle sue emozioni. un dandy dell’età moderna, dall’estro di un genio fatto e finito, afflitto da un così umano sentimento. riesce a sublimarlo bene però, alla luce della luna.

le curve a gomito fanno stringere le mani della ragazza attorno alle ginocchia di lui, ma questione di lunghi momenti. la cascina è già sulla destra. un posto mai visto, entrano i nostri eroi e si guardano intorno pieni di orgoglio dall’essere per una volta estranei, sconosciuti. liberi di dire e fare ciò che vogliono.

lei è là. Lei. avvolta in un drappo bianco fermato da una cintura, i capelli scuri ondeggiano tra fiamme e torce. lui deglutisce. l’ha vista.

troppo tardi. l’ha già preso per mano, la dama che mostra agli ospiti la sua dimora.

i tre si perdono tra facce, bicchieri e voci. la musica è bella, viene voglia di ballare, ma la festa non lo permette. troppi occhi addosso, se provi a muoverti un poco di più. e allora si beve, una birra e anche due. la tensione si scioglie, non si pensa più.

si aprono le danze.

troppe donne- dice la ragazza annodandosi la coda e giocherellando con la cinta del vestitino nero. sobrio quanto basta per cercare di essere sexy.

è un bananeto- il nostro ballerino provetto si scruta attorno sentendosi circondato da troppi membri maschili. e fa girare in tondo l’incosciente vestita troppo quotidiana per non sfigurare tra il tripudio di gonne e spalle scoperte.

le canzoni sono di buon gusto, i ragazzi apprezzano; la più giovane si scioglie la chioma e si lancia saltellando piena di vitalità e divertimento, seguita a ruota da lui e dalla sua camicia a quadri. il timido biondo e l’altra si sciolgono lentamente, birra dopo birra.

non ha più voglia di essere timida, nascosta dai suoi occhiali, la ragazza che si sente sempre a disagio e quindi balla, e canta, e conta i bicchieri che lascia cadere a terra e guarda il dandy e gli passa quello pieno, di bicchiere. e lui guarda altrove e cerca di nasconderlo, e coi suoi occhi interroga gli occhiali di lei per sapere se è davvero ciò che vede lui, al sua musa che parla al doppione di una figurina, così mediocre  nella sua camicia bianca e così sciatto nel suo modo di fare.

lei è davvero bella, trascina il suo sorriso seguito dai suoi capelli e dalle pieghe dell’abito tra la folla. inizia a ballare, si lascia guidare in giravolte,  il suo occhio truccato sta ridendo tra le spirali della matita nera che scendono sulle guance, volteggia e con lei le sue braccia e le sue mani in cui scorrono cocktails.

lui la fa ballare, lei lo sfiora e un momento dopo è già sfuggita stretta nei suoi stivali così poco estivi e così ben abbinati, e lo lascia sperso e voglioso di un’altra birra. ma sempre continuando a ballare, ora che anche il cavalier biondo cenere si muove tra nuvole di sigarette, che la terza chiede con insistenza. la prima è piena di gioia, attira ragazzi, lei è troppo concentrata sulla musica, o forse capisce che sono tutti troppo squallidi, per lei innamorata del gigante straniero.

non è tardi, per sedersi un pò. è tardissimo in effetti, perdono in fretta il senso del tempo, quasi il cavaliere sente di aver perso oltre al tempo le gambe; ma le ragazze non vogliono smettere. e si ricomincia il turbinio di voci e urla, stavolta sono tutti molesti. un casco di capelli ricci cade addosso alle ragazze, la spingono via,-non capisce nulla è ubriaca-commentano. e ancora e ancora.

un rapido sguardo al dandy e alla sua dama, giusto per vederlo infradiciarsi di birra scagliata dal caso riccio di ubriacatura e molestia, ma in controluce diventa una statua agli occhi della sua -segretamente- amata.

forse è ora di andare- ma dove andate?- gli unici volti conosciuti non li vorrebbero laasciare andare, ma il cavaliere trascina le fanciulle verso l’esterno.

verso il campo in cui la carrozza sta aspettando.

ma non trovano il nostro eroe, è con la sua dama.

i tre rimasti attendono, si sdraiano e l’erba diventa gambe, mani, dita. è da un sacco che non sento l’erba sotto le mani-romantico cavaliere dagli occhi azzurri.

le stelle, quante stelle, cercano le costellazionin. non le trovano. è solo perchè non hai mai trovato il libretto nelle merendine della mulino bianco-afferma la grande dei tre, e rimangono incastrati tra l’erba e il cielo.è così dolce essere cullati che quasi si addormentano, la ragazza che non doveva esserci affonda le dita tra la chioma del cavaliere. soffice, sembra proprio una cane-dichiare la più giovane.

sconosciuti passano accanto, domandano se è tutto ok, noi siamo molto più sobri di voi miei cari-indignata si scosta la coda sull’altra spalla, per poi ricadere tra l’erba. è passata una notte intera, o forse venti minuti quando compare una macchia bianca, a fuoco solo quell’occhio ammaliante così barocco di decorazioni, ma così acquoso.è ubriaca ben si vede, è venuta a riportare alla reatlà i suoi tre puck che dovranno testimoniare la sua bellezza.

ritorno in auto.

il dandy apre il finestrino, urla, ulra alle piante, ai topi, alla luna che dannatamente si era appoggiata al dorso della collina.

in tasca una sigaretta. la dovrà fumare prima che lei parta.

lui, lui non ha mai fumato.

(n.b. i fatti e le persone di questa storia sono reali. peccato, non sapere o non poter sapere chi siano. liberamente tratto dal libro che sto leggendo.e da persone che incroci per strada)