dopo due settimane di inattività in cui ho macinato cosa scrivere, mi ritrovo a non ricordare più cosa volessi dire da principio.
in ogni caso vi farò un sunto della splendida settimana iniziata sabato scorso 28 febbraio, con me che mi tratto bene per una sera e festeggio la fine del mese in modo piacevolissimo.
come dice la loopie d’altronde, la felicità consiste nel circondarsi di cose che ti fanno sentire bene e trovare il tempo per concederti i tuoi interessi.
e marzo inizia anche meglio, se posso permettermelo. domenica ritento per la seconda volta la mostra di magritte (che ,inizio a temere,forse non vedrò mai) con stella, ma la coda ci fa puntare diritte alla rinascente dove all’ultimo piano ci dedichiamo alla ricerca di un presente per la laura, dalla quale siamo state invitate a cena.
non c’è niente di particolare in una serata a casa di un’amica a mangiare cous cous e bere chinotto in bottiglie anni 40, ma la bellezza sta proprio nella tranquillità e nel calore del momento, nella serenità di poter parlare di tutto e di più senza temere giudizi dall’altra parte. anche lasciarsi andare a pettegolezzi.
e ricevere in regalo la maglietta con la citazione: se porti i jeans della rich non hai cuore per apprezzare i death cab for cutie, lascia perdere!!!…favolosa, anche solo per il pensiero che la laura ci ha messo dedizione per confezionarla sia per me che per lei.
il motivo di questo ritrovo è stato anche il concerto dei Wire, al magnolia.
ora.
datemi dell’ignorante ma i wire non li conoscevo, se non di nome. vedere un magnolia strapieno mi ha fatto porre un paio di domande, e in effetti dopo esserci intrufolate di soppiatto dentro il tendone strabordante di gente ho scoperto che gran parte dei pezzi li sapevo.
della serie: le canzoni che senti ma non sai mai a che gruppo associare. ecco. si, potete insultarmi ora, non mi vergogno. sopratutto se siete tra coloro che volevano seguire il concerto ma hanno desistito per la fila.
sono soddisfatta di poter aver associato gruppo a canzoni, ecco i wire ora hanno un’adepta ion più. contando che alla loro età spaccano i culi e la chitarrista è un pò quel che avrei fatto nella vita se avessi vissuto negli anni 70. anzi, non scherziamo, anche ora, se potessi.
stranamente mi aspettavo di vedere un pò di facce conosciute, ma evidentemente erano tutti al concerto cool e alla moda alla casa 139, dai metronomy. beh, meglio così. essere circondata da veri fans di cinquantanni in giubbotto di pelle e capello ossigenato mi ha fatto pensare che avrei voluto un padre come uno di loro. e forse anche no, per non trovarmelo ai concerti in cui vado.
però niente da dire, stimo chi ama la musica e segue ancora i suoi gruppi preferiti, purtroppo crescere in un’ambiente in cui la musica è considerata uno strumento infernale rumoroso da sfigati non è facile.
soprattutto se ti trovi a pensare che i tuoi genitori siano culturalmente ignoranti per avere un’idea del genere. non saranno mai in grado di apprezzare nessuna forma d’arte, allora.
in ogni caso.
tralasciando un’inizio settimana in cui l’ennesima frase fatta e l’ennesima incapacità di capire un discorso mi fanno definitivamente sbottare e capisco che forse è meglio parlare senza troppi peli sulla lingua, venerdi mi dedico alle mie amiche con un’aperitivo e cena da ale. con solito poker.
nel mentre mi preparo a sabato, al momento in cui sarei sbarcata a bologna di nuovo dopo perlomeno un anno di assenza, rivedere la bella mansarda della marti e il covo, e ritornando alle nostre camminate notturne èper tornare a casa.
e così decidiamo di farlo anche stavolta: covo e ritorno a piedi, tanto ormai è primavera ed è anche piacevole.
per questo mi preparo scarpe comode e vestito comodissimo.
il mio wikipedia musicale filippo mi offre un passaggio all’andata, e per tutto il viaggio rimango al mio solito zitta e imbarazzata dalla timidezza. mi limito ad ascoltare i discorsi domandandomi perchè ancora dovrei essere in soggezione in queste situazione. bah. la cloud che ogni tanto si pone domande stupide.
gli spinto band sono assurdi. non in senso malvagio, parliamoci chiaro. ma assurdi proprio come persone: il chitarrista urlo di munch, il bassista dal sorriso plastico inquietante (che temevo avrei sognato la notte) con la chioma che si muoveva di vita a sè stante.
ma tutto sommato è stato un conerto carino, divertente, loro sono divertenti e scanzonati, il pubblico ha reagito molto entusiasticamente (fin troppo, pensavo non li conoscesse nessuno e invece come al solito mi son trovata vicino ai più esaltati del covo). c’era anche L’aizzatore a quanto ho saputo noto personaggio che aizza la folla quando apprezza molto un live.
sorvoliamo sulla solita sfiga mia e della marti riguardo alle tshirts, e sulla teoria di filippo secondo cui non poteva prendere la maglia dai colori troppo sgargianti perchè ormai trentenne (:D), e passiamo al momeno in cui filippo e simone tornano a casa e io e la marti rifiutiamo il passaggio fermamente convinte della nostra abitudine della passeggiata notturna di 3 km e mezzo per tornare in centro.
alle 2 e 20, 3 cocktails dopo l’inizio della serata, arriva la chiamata di maolo che preso da compassione decide di venirci a prendere al covo…
e noi stavamo per rifiutare il secondo passaggio. probabilmente al 3° rifiuto il karma come minimo avrebbe voluto che venissimo stuprate all’uscita del locale.
quindi accettiamo, un pò a malincuore, ma sinceramente non ce l’avrei mai fatta a reggere il ritorno dopo una giornata di lavoro e un concerto, senza riposarmi un secondo.
saremo vecchei dentro, ma non c’abbiamo più il fisico.
e non siamo nemmeno più le spensierate ragazze che passavano weekend interi a cazzeggiare per le vie di bologna, andando da fabrica e da h&m e la feltrinelli, al marsalino a bere brachetto e poi al covo o a villa serena. e oggi passeggiando per le vie soleggiate ci siamo rese conto che, volenti o nolenti, non potremo più farlo.
malinconia e ritorni a casa.
e promessa di ritornare il prima possibile.