le cronache di Glow e Marty.e di Patrick Wolf e di una serata al limite dell’assurdo.
tutto inizia con una metropolitana.
più precisamente un treno perso e una metropolitana.
presa nella direzione sbagliata.
milano ha 3 linee, prendi quella giusta e hai il 50% di probabilità di sbagliare. e se sei in ritardo per un aperitivo pre serata già programmata per essere distruttiva, stai sicuro che la sbagli.
quindi arrivi a porta romana e secondo te? inizia a diluviare. mi pare ovvio. e in 50 metri la prendi TUTTA.
per fortuna arrivi a casa della tua amica. dove esiste l’unico campanello in cui il tasto C non serve a cancellare ma a chiamare. e l’R non si sa. ma schiacci l’R. e prendi l’ascensore più inquietante del mondo.
ceni con un negroni sbagliato, tanto a pranzo ti eri divertita a cucinare e buttare il riso pronto buitoni.
e con discorsi da presura male atroce, perchè la settimana non era stata ancora abbastanza dura e vuoi calcarci sopra la mano, e la tua amica non è da meno parliamoci chiaro.
dopo un viaggio in metro sali sull’autobus che ti porterà al concerto più atteso da che sei tornata dal belgio, nemmeno il tempo di sederti e inconti il primo reduce del pukkelpop alias A.V.-icari-con la sua amica che scopri subito essere una fantastica fuori di testa.
la serata inizia a prospettarsi carica, quanto i pantaloni di A.V.
tant’è che appena scesi facciamo amicizia con due ragazz…con due: li stimo subito per le loro magliette. e mi affeziono di brutto all’unico parlante (l’altro evidentemente non era contento di essere li in quel momento) quando si esalta di brutto per Patrick e spera di potergli saltare addosso finchè la polizia non lo trascina via a forza dal suo corpo.
al magnolia ripeschi tutti gli altri compari di viaggio, ma non fai in tempo a salutarli che lui. il mediocrissimo. il tuo amico quinquennale di myspace, ti picchietta sulla spalla.la Carrà non avrebbe potuto fare sorpese migliori.
il concerto si può riassumere in poche parole: lui è divino. come sempre, anche se preso male perchè a quanto pare i suoi amici hanno l’abitudine di suicidarsi.
“V, hai una sigaretta per favore, che mi sento come dopo un orgasmo?” dico, appena Patrick finisce Damaris
“certo che ha un ukulele, potrebbe anche comprasi un banjo”
“senti, vedi di parlare più piano” dice sconosciuta a Glow.in quel momento mi rendo conto che se fumo mentre bevo questo mojito, fatto solo di rhum e menta decorativa, forse non arrivo sana alla fine.
decidiamo a fine concerto di mangiare.
no, di bere.
ancora.
però mentre ingurgito un altro rhum e zucchero di canna, la mia salvatrice V prende una margherita in due. che offre a Marty Mc Fly, una new entry del momento il quale esordisce con un politically scorrect;
-Mi fa schifo la pizza.
da qui la nostra eroina, che sarei io, perde colpi. aggiunge un vodka lemon all’alcol in circolo e so solo che si aggrappa spesso e volentieri alla collana di Glow che vanta avere lo specchio per l’MD.
e per un buco sui leggins provocatomi dalla sigaretta di V.
e per V. e Glow che passano gran parte della serata a tentare il teletrasporto di Terry e Meggy, pensando anche a quale personaggio interpretare.
fatto sta che ho solo documenti fotografici di scene che non ricordo di aver vissuto, tipo codesta:

foto della gita.
fatto sta che dobbiamo in qualche modo tornare alla dimora. G. ci da un fortuitissimo passaggio fino a Porta Romana. dio benedica G.
A.V. e la sua amica vengono nel frattempo avvistati nell’aeroporto di Linate a dormire a terra in attesa di un taxi fantasma, fino alle 5 del mattino.
cosa staranno facendo invece i 4 abbandonati a porta romana?
niente. preparano un the verde. che la suddetta non voleva ma si ritrova tra le mani. e che Glow pensa serva a metterci le lenti a contatto. non so che fine abbiano fatto le tazze, a dire il vero.
mi ritrovo solo avvolta in una coperta rossa di lana che lascia un sacco di pelucchi.
il resto è notte.
notte….insomma. V. continua a domandarsi cosa diavolo facciamo in casa e di andare fuori a fare colazione. alle 6 del mattino.
la colazione C. e V. la fanno. alle 10 del mattino, dopo che mi sveglio tra i rumori di gatto ronfante di Glow, incastrata tra due materassi, con la luce del sole che le tende tirate da V. non nasconde. stordita.
-Puzzo di vodka, maledizione.
-aahahahah, andiamo giù e mangiamo. se non mangiamo è la fine.
doccia semi ristoratrice, il trucco colato della sera prima non si leva nemmeno con le spugnette imbevute di acido muriatico. decido che va bene così e mi infilo le prime (tra le poche) cose che trovo in valigia e usciamo.
mi rendo conto di essere abbigliata più per andare a glastonbury che in giro per milano, con ancora gli stivaletti della sera prima e una camiciona grunge, se il grunge fosse ancora Hype.
-cazzo Cloud, sei vestita come il cantante dei Noah and the whale.
ecco. il potere della telepatia.
per fortuna esistono i bar sotto casa che possiedono le brioches più buone del mondo. e i succhi d’arancia. che a detta di V salvano la vita dopo serate del genere.
a proposito.
ma, una domanda. ma chi cazzo è quello? nononono, cioè, come si chiama?
e gli avventori del bar che sfortunatamente si trovano di fianco alle due protagoniste di questa storia sono costretti ad ascoltare consigli su cerette e peli.
è importante, metti che sia il tuo ultimo giorni di vita, vorrai mica farti sepellire piena di peli?
eh, già. sono problemi.
ma gli altri due dove sono finiti?
-pensa se si svegliano e vedono le tue coinquiline. e non capiscono dove siano e chi siano quelle.
ok. torniamo a casa, ma prima V. decide di fare spesa per il cosidetto kit di sopravvivenza maschile: mutande, spazzolino, e magliette che non troviamo. ma troviamo delle splendide mutande charro.
la nostra nuvoletta non è del parere di fare favori a qualcuno che le ha rovinato una sana dormita dopo una notte di bevande alcoliche, ma fa spallucce. pensando che in ogni caso – a lei -delle brioches non le avrebbero mai comprate.
rientrando su quell’ascensore della paura la situazione non cambia. ci sono due ragazzi russanti di cui uno avvinghiato a un cuscino. decidiamo di buttarci a bere dell’acqua con le coinquiline e spiegare l’avvicendarsi di eventi che ci hanno portato in quello stato.
sconnessioni varie, tornaimo in salotto dove all’appello manca marty, il quale era intento a salutare le altre ragazze a lui sconosciute. presentandosi in mutande.
un messaggio a G. che proponeva un brunch recita così: NO BRUNCH. COTTA.
risposta molto eloquente: eh???
si ok. ho perso anche la facoltà di esprimermi in modo corretto e coerente a quanto pare. nonostante una brioche al ciocolato e nonostante a quanto pare stia parlando a vanvera da ore.
fissando il soffitto insieme agli altri tre.
cloud, scopiamo! poi ti spiego.
…
AHHAHAHAHAHAHA
ma tu sei autolesionista?
è natale.
nel 1989 avevo 8 anni.
vi racconto una storia che davvero, può essere dell’orrore! una volta dal tasto dell’iphone mi usciva del liquido.
cos’è? blob?
andiamo a fare shopping?
si ma prima unì’ora di riposino.
l’ora scorre lenta. davvero lenta.
così lenta che ho tempo per riprendere i sensi.almeno, quelli di colpa. mi rendo conto che la sera precedente ho rilasciato imbarazzanti dichiarazioni sul mio passato.
ecco. arriva il momento del: scusatemi sono una persona imbarazzante.
mi rifugio sul balcone
ah stai pensando?
la mia lentezza fatica a farmi rispondere. e forse è meglio tacere.
quindi usciamo.
quindi quattro ragazzi degni di una nota serie tv ,che non comprende ricchi pranzi e capelli ben pettinati, si lasciano trasportare dal tram fino a un sushi bar.
chiuso forse.
ma comunque col cameriere uscito direttamente da dragonball. versione supersayan (o come cazzo si scrive).
ordiniamo del sushi. lentamente. e lui è lento.
è tutto lento.
sushing!
tanto ora di andare da american apparel e perdiamo il treno per tornare a casa.
difatti è così.
difatti smollo la mia valigia piena di nulla a marty perchè si intona meglio alla sua maglietta, non come quella di Glow.
treno.
e li vedo davanti a me.
e penso e immagino.
e ora c’è il momento di romanticismo e malinconia che non vi sto a raccontare, perchè questa è solo la storia di una serata assurda piena di non ricordi.
e di frasi che ho già scordato.
ma se volete saperlo. finisce che A.V. aka Notorius V.I.C. è quello che ne esce sano. e meglio.