Archivio per serate

“avresti potuto fare lo sceneggiatore di telefilm, altrochè.”

Posted in cronache marziane, serate con i tag , , on 18 Settembre, 2009 by cloudintheocean

le cronache di Glow e Marty.e di Patrick Wolf e di una serata al limite dell’assurdo.

tutto inizia con una metropolitana.

più precisamente un treno perso e una metropolitana.

presa nella direzione sbagliata.

milano ha 3 linee, prendi quella giusta e hai il 50% di probabilità di sbagliare. e se sei in ritardo per un aperitivo pre serata già programmata per essere distruttiva, stai sicuro che la sbagli.

quindi arrivi a porta romana e secondo te? inizia a diluviare. mi pare ovvio. e in 50 metri la prendi TUTTA.

per fortuna arrivi a casa della tua amica. dove esiste l’unico campanello in cui il tasto C non serve a cancellare ma a chiamare. e l’R non si sa. ma schiacci l’R. e prendi l’ascensore più inquietante del mondo.

ceni con un negroni sbagliato, tanto a pranzo ti eri divertita a cucinare e buttare il riso pronto buitoni.

e con discorsi da presura male atroce, perchè la settimana non era stata ancora abbastanza dura e vuoi calcarci sopra la mano, e la tua amica non è da meno parliamoci chiaro.

dopo un viaggio in metro sali sull’autobus che ti porterà al concerto più atteso da che sei tornata dal belgio, nemmeno il tempo di sederti e inconti il primo reduce del pukkelpop alias A.V.-icari-con la sua amica che scopri subito essere una fantastica fuori di testa.

la serata inizia a prospettarsi carica, quanto i pantaloni di A.V.

tant’è che appena scesi facciamo amicizia con due ragazz…con due: li stimo subito per le loro magliette. e mi affeziono di brutto all’unico parlante (l’altro evidentemente non era contento di essere li in quel momento) quando si esalta di brutto per Patrick e spera di potergli saltare addosso finchè la polizia non lo trascina via a forza dal suo corpo.

al magnolia ripeschi tutti gli altri compari di viaggio, ma non fai in tempo a salutarli che lui. il mediocrissimo. il tuo amico quinquennale di myspace, ti picchietta sulla spalla.la Carrà non avrebbe potuto fare sorpese migliori.

il concerto si può riassumere in poche parole: lui è divino. come sempre, anche se preso male perchè a quanto pare i suoi amici hanno l’abitudine di suicidarsi.

“V, hai una sigaretta per favore, che mi sento come dopo un orgasmo?” dico, appena Patrick finisce Damaris

“certo che ha un ukulele, potrebbe anche comprasi un banjo”

“senti, vedi di parlare più piano” dice sconosciuta a Glow.in quel momento mi rendo conto che se fumo mentre bevo questo mojito, fatto solo di rhum e menta decorativa, forse non arrivo sana alla fine.

decidiamo a fine concerto di mangiare.

no, di bere.

ancora.

però mentre ingurgito un altro rhum e zucchero di canna, la mia salvatrice V prende una margherita in due. che offre a Marty Mc Fly, una new entry del momento il quale esordisce con un politically scorrect;

-Mi fa schifo la pizza.

da qui la nostra eroina, che sarei io, perde colpi. aggiunge un vodka lemon all’alcol in circolo e so solo che si aggrappa spesso e volentieri alla collana di Glow che  vanta avere lo specchio per l’MD.

e per un buco sui leggins provocatomi dalla sigaretta di V.

e per V. e Glow che passano gran parte della serata a tentare il teletrasporto di Terry e Meggy, pensando anche a quale personaggio interpretare.

fatto sta che ho solo documenti fotografici di scene che non ricordo di aver vissuto, tipo codesta:

foto della gita.

foto della gita.

fatto sta che dobbiamo in qualche modo tornare alla dimora. G. ci da un fortuitissimo passaggio fino a Porta Romana. dio benedica G.

A.V. e la sua amica vengono nel frattempo avvistati nell’aeroporto di Linate a dormire a terra in attesa di un taxi fantasma, fino alle 5 del mattino.

cosa staranno facendo invece i 4 abbandonati a porta romana?

niente. preparano un the verde. che la suddetta non voleva ma si ritrova tra le mani. e che Glow pensa serva a metterci le lenti a contatto. non so che fine abbiano fatto le tazze, a dire il vero.

mi ritrovo solo avvolta in una coperta rossa di lana che lascia un sacco di pelucchi.

il resto è notte.

notte….insomma. V. continua a domandarsi cosa diavolo facciamo in casa e di andare fuori a fare colazione. alle 6 del mattino.

la colazione C. e V. la fanno. alle 10 del mattino, dopo che mi sveglio tra i rumori di gatto ronfante di Glow, incastrata tra due materassi, con la luce del sole che le tende tirate da V. non nasconde. stordita.

-Puzzo di vodka, maledizione.

-aahahahah, andiamo giù e mangiamo. se non mangiamo è la fine.

doccia semi ristoratrice, il trucco colato della sera prima non si leva nemmeno con le spugnette imbevute di acido muriatico. decido che va bene così e mi infilo le prime (tra le poche) cose che trovo in valigia e usciamo.

mi rendo conto di essere abbigliata più per andare a glastonbury che in giro per milano, con ancora gli stivaletti della sera prima e una camiciona grunge, se il grunge fosse ancora Hype.

-cazzo Cloud, sei vestita come il cantante dei Noah and the whale.

ecco. il potere della telepatia.

per fortuna esistono i bar sotto casa che possiedono le brioches più buone del mondo. e i succhi d’arancia. che a detta di V salvano la vita dopo serate del genere.

a proposito.

ma, una domanda. ma chi cazzo è quello? nononono, cioè, come si chiama?

e gli avventori del bar che sfortunatamente si trovano di fianco alle due protagoniste di questa storia sono costretti ad ascoltare consigli su cerette e peli.

è importante, metti che sia il tuo ultimo giorni di vita, vorrai mica farti sepellire piena di peli?

eh, già. sono problemi.

ma gli altri due dove sono finiti?

-pensa se si svegliano e vedono le tue coinquiline. e non capiscono dove siano e chi siano quelle.

ok. torniamo a casa, ma prima V. decide di fare spesa per il cosidetto kit di sopravvivenza maschile: mutande, spazzolino, e magliette che non troviamo. ma troviamo delle splendide mutande charro.

la nostra nuvoletta non è del parere di fare favori a qualcuno che le ha rovinato una sana dormita dopo una notte di bevande alcoliche, ma fa spallucce. pensando che in ogni caso – a lei -delle brioches non le avrebbero mai comprate.

rientrando su quell’ascensore della paura la situazione non cambia. ci sono due ragazzi russanti di cui uno avvinghiato a un cuscino. decidiamo di buttarci a bere dell’acqua con le coinquiline e spiegare l’avvicendarsi di eventi che ci hanno portato in quello stato.

sconnessioni varie, tornaimo in salotto dove all’appello manca marty, il quale era intento a salutare le altre ragazze a lui sconosciute. presentandosi in mutande.

un messaggio a G. che proponeva un brunch recita così: NO BRUNCH. COTTA.

risposta molto eloquente: eh???

si ok. ho perso anche la facoltà di esprimermi in modo corretto e coerente a quanto pare. nonostante una brioche al ciocolato e nonostante a quanto pare stia parlando a vanvera da ore.

fissando il soffitto insieme agli altri tre.

cloud, scopiamo! poi ti spiego.

AHHAHAHAHAHAHA

ma tu sei autolesionista?

è natale.

nel 1989 avevo 8 anni.

vi racconto una storia che davvero, può essere dell’orrore! una volta dal tasto dell’iphone mi usciva del liquido.

cos’è? blob?

andiamo a fare shopping?

si ma prima unì’ora di riposino.

l’ora scorre lenta. davvero lenta.

così lenta che ho tempo per riprendere i sensi.almeno, quelli di colpa. mi rendo conto che la sera precedente ho rilasciato imbarazzanti dichiarazioni sul mio passato.

ecco. arriva il momento del: scusatemi sono una persona imbarazzante.

mi rifugio sul balcone

ah stai pensando?

la mia lentezza fatica a farmi rispondere. e forse è meglio tacere.

quindi usciamo.

quindi quattro ragazzi degni di una nota serie tv ,che non comprende ricchi pranzi e capelli ben pettinati, si lasciano trasportare dal tram fino a un sushi bar.

chiuso forse.

ma comunque col cameriere uscito direttamente da dragonball. versione supersayan (o come cazzo si scrive).

ordiniamo del sushi. lentamente. e lui è lento.

è tutto lento.

sushing!

tanto ora di andare da american apparel e perdiamo il treno per tornare a casa.

difatti è così.

difatti smollo la mia valigia piena di nulla a marty perchè si intona meglio alla sua maglietta, non come quella di Glow.

treno.

e li vedo davanti a me.

e penso e immagino.

e ora c’è il momento di romanticismo e malinconia che non vi sto a raccontare, perchè questa è solo la storia di una serata assurda piena di non ricordi.

e di frasi che ho già scordato.

ma se volete saperlo. finisce che A.V. aka Notorius V.I.C. è quello che ne esce sano. e meglio.

sogno di una notte di venerdi d’estate

Posted in meditazioni quotidiane, romanticismi, serate con i tag , , on 29 Agosto, 2009 by cloudintheocean

è la storia di una sera, di quelle sere che hanno il sapore di caldo e zampironi.

di quattro ragazzi che partono in macchina per andare lontano, nemmeno troppo, al di sopra delle valli e delle luci, rincorrendo i propri pensieri. lei conosce poco la strada. guida male, gli altri la distraggono e ridono. l’altra ragazza, quella che non avrebbe dovuto essere li, quella che avrebbe dovuto essere a chilometri di distanza, intenta a mordicchiarsi il pollice e fissare l’infinito. a cosa pensa, lo sa soltanto lei. il biondino si volta, chiede quante sigarette sono rimaste, è necessaria una sosta all’autogrill, sarà una serata breve ma senza tabacco potrebbe rivelarsi insopportabile . il protagonista di questa storia si agita nel sedile posteriore, pensa a lei, è nervoso. non sa se, non sa cosa, medita.i suoi capelli spettinati si contorcono nelle sue emozioni. un dandy dell’età moderna, dall’estro di un genio fatto e finito, afflitto da un così umano sentimento. riesce a sublimarlo bene però, alla luce della luna.

le curve a gomito fanno stringere le mani della ragazza attorno alle ginocchia di lui, ma questione di lunghi momenti. la cascina è già sulla destra. un posto mai visto, entrano i nostri eroi e si guardano intorno pieni di orgoglio dall’essere per una volta estranei, sconosciuti. liberi di dire e fare ciò che vogliono.

lei è là. Lei. avvolta in un drappo bianco fermato da una cintura, i capelli scuri ondeggiano tra fiamme e torce. lui deglutisce. l’ha vista.

troppo tardi. l’ha già preso per mano, la dama che mostra agli ospiti la sua dimora.

i tre si perdono tra facce, bicchieri e voci. la musica è bella, viene voglia di ballare, ma la festa non lo permette. troppi occhi addosso, se provi a muoverti un poco di più. e allora si beve, una birra e anche due. la tensione si scioglie, non si pensa più.

si aprono le danze.

troppe donne- dice la ragazza annodandosi la coda e giocherellando con la cinta del vestitino nero. sobrio quanto basta per cercare di essere sexy.

è un bananeto- il nostro ballerino provetto si scruta attorno sentendosi circondato da troppi membri maschili. e fa girare in tondo l’incosciente vestita troppo quotidiana per non sfigurare tra il tripudio di gonne e spalle scoperte.

le canzoni sono di buon gusto, i ragazzi apprezzano; la più giovane si scioglie la chioma e si lancia saltellando piena di vitalità e divertimento, seguita a ruota da lui e dalla sua camicia a quadri. il timido biondo e l’altra si sciolgono lentamente, birra dopo birra.

non ha più voglia di essere timida, nascosta dai suoi occhiali, la ragazza che si sente sempre a disagio e quindi balla, e canta, e conta i bicchieri che lascia cadere a terra e guarda il dandy e gli passa quello pieno, di bicchiere. e lui guarda altrove e cerca di nasconderlo, e coi suoi occhi interroga gli occhiali di lei per sapere se è davvero ciò che vede lui, al sua musa che parla al doppione di una figurina, così mediocre  nella sua camicia bianca e così sciatto nel suo modo di fare.

lei è davvero bella, trascina il suo sorriso seguito dai suoi capelli e dalle pieghe dell’abito tra la folla. inizia a ballare, si lascia guidare in giravolte,  il suo occhio truccato sta ridendo tra le spirali della matita nera che scendono sulle guance, volteggia e con lei le sue braccia e le sue mani in cui scorrono cocktails.

lui la fa ballare, lei lo sfiora e un momento dopo è già sfuggita stretta nei suoi stivali così poco estivi e così ben abbinati, e lo lascia sperso e voglioso di un’altra birra. ma sempre continuando a ballare, ora che anche il cavalier biondo cenere si muove tra nuvole di sigarette, che la terza chiede con insistenza. la prima è piena di gioia, attira ragazzi, lei è troppo concentrata sulla musica, o forse capisce che sono tutti troppo squallidi, per lei innamorata del gigante straniero.

non è tardi, per sedersi un pò. è tardissimo in effetti, perdono in fretta il senso del tempo, quasi il cavaliere sente di aver perso oltre al tempo le gambe; ma le ragazze non vogliono smettere. e si ricomincia il turbinio di voci e urla, stavolta sono tutti molesti. un casco di capelli ricci cade addosso alle ragazze, la spingono via,-non capisce nulla è ubriaca-commentano. e ancora e ancora.

un rapido sguardo al dandy e alla sua dama, giusto per vederlo infradiciarsi di birra scagliata dal caso riccio di ubriacatura e molestia, ma in controluce diventa una statua agli occhi della sua -segretamente- amata.

forse è ora di andare- ma dove andate?- gli unici volti conosciuti non li vorrebbero laasciare andare, ma il cavaliere trascina le fanciulle verso l’esterno.

verso il campo in cui la carrozza sta aspettando.

ma non trovano il nostro eroe, è con la sua dama.

i tre rimasti attendono, si sdraiano e l’erba diventa gambe, mani, dita. è da un sacco che non sento l’erba sotto le mani-romantico cavaliere dagli occhi azzurri.

le stelle, quante stelle, cercano le costellazionin. non le trovano. è solo perchè non hai mai trovato il libretto nelle merendine della mulino bianco-afferma la grande dei tre, e rimangono incastrati tra l’erba e il cielo.è così dolce essere cullati che quasi si addormentano, la ragazza che non doveva esserci affonda le dita tra la chioma del cavaliere. soffice, sembra proprio una cane-dichiare la più giovane.

sconosciuti passano accanto, domandano se è tutto ok, noi siamo molto più sobri di voi miei cari-indignata si scosta la coda sull’altra spalla, per poi ricadere tra l’erba. è passata una notte intera, o forse venti minuti quando compare una macchia bianca, a fuoco solo quell’occhio ammaliante così barocco di decorazioni, ma così acquoso.è ubriaca ben si vede, è venuta a riportare alla reatlà i suoi tre puck che dovranno testimoniare la sua bellezza.

ritorno in auto.

il dandy apre il finestrino, urla, ulra alle piante, ai topi, alla luna che dannatamente si era appoggiata al dorso della collina.

in tasca una sigaretta. la dovrà fumare prima che lei parta.

lui, lui non ha mai fumato.

(n.b. i fatti e le persone di questa storia sono reali. peccato, non sapere o non poter sapere chi siano. liberamente tratto dal libro che sto leggendo.e da persone che incroci per strada)

Fatto a mano.

Posted in cloud la critica, live, serate con i tag , , , , , on 5 Maggio, 2009 by cloudintheocean

alla faccia del miami il festival più amichevole dell’anno.

se quest’anno il miami offre una scaletta non proprio all’insegna degli amanti dei baci e dell’affetto, eccoti pronto il festival perfetto.

prendi il primo maggio, una cascina in campagna a guastalla,del sole e della buona musica. unisci un pò di buona compagnia e hai vinto tutto.

ma proprio tutto.

non mi dilungherò molto sul fatto di essermi persa in tangenziale a parma all’andata, finendo così quasi a mantova per poi usare l’aiuto da casa dove in 30 secondi google maps ci annuncia che siamo a 15 km da guastalla. (lo stesso google maps che mi voleva far passare per una strada chiusa dove stavan costruendo la tav).

e quindi tra ponti del po in piena e gite del primo maggio che fanno traboccare le strade di famiglie felici, all’alba delle 4 arriviamo in questa cascina bucolica immersa nel verde.

e strapiena di gente.

quando c’è troppa gente divento sociopatica solitamente, e un paio di occhiali da sole a forma di cuore non mi aiutano a evitare imbarazzo.

la loopie porta un sacco di schifezze da chinatown e io una crostata della mamma per essere in tema gita domenicale, il tutto condito da birra. e birra.

e vodka lemon alle 6 delpomeriggio. serata lunga.

ma veniamo al dunque: i concerti.

ecco.

chiedetemi quanti concerti ho visto.

dunque parliamo dei Buzz Aldrin. li senti e pensi. ho già sentito queste cose. e inizi a rimuginare,mentre il bicchiere appoggiato sulla mensola saltella paurosamente verso il bordo. e quindi arrivi alla conclusione che si, sono proprio come i disco drive.  solo che , come mi ha detto qualcuno che non nomino, suonano meglio. e non aveva torto.

ochei.

il calorifero. alias the calorifer is very hot! è hot. come sempre. a meno che tu non venga schiacciata dalla calca formatasi intorno al ancone del bar dove volevi gustarti il liev in santa pace insieme a un mojito.

l’atmosfera in quel caso è seriamente troppo hot e sudata e quindi perdi gran parte del concerto. ma non fanno I’m a Panda loser. quindi non ti disperi.

si, ti senti fottutamente una indie stronza quando pensi così, ma da sè. poi ci saranno i my awesome mixtape che di diciottenni indie ne fanno spuntare come funghi.

sinceramente purtroppo non sento gli Arnoux, o meglio, li sento dal di fuori mentre brindiamo allegramente a nonricordobenecosamaforseall’avertrovatountavolo.ma potete sentirli sul sito, eh.

e poi berto mi è sempre stato simpatico, va la che metto anche un suo nuovo video.

isomma, la line up è fighina in generale, ma vince tutto dagli a classic education in poi.

il gruppo di clancy è sempre piaciuto, ma. con un ma. chi amava davvero i settlefish non può che rimpiangere i tempi di it was bliss! tutt’altra cosa.

e i my awesome mixtape.

in prima fila.

tra le più sfegatate. ma nemmeno troppe direi. ne ho viste di peggio. e un suondcheck che mi stava provocando crampi a ogni muscolo dall’attesa.

ma.

gran bel live, niente da dire.se c’è una cosa che devo dire dei my awesome è: non potete giudicare senza un loro live.

meglio se condito di uomo molestissimo che urla al microfono tutte le canzoni  A MEMORIA. imperdibile.

e poi gli a classic ancora in tenuta concerto a ballare davano uno strano effetto di festa di addio al celibato collettiva.

e poi scaglia che rappa.

insomma. un tripudio di nonsense e buona musica.

si vede vero che ho seguito bene solo questo live vero?

peccato per gli yuppie flu. persi causa ritardo atroce sulla sclaetta generale. mi sentivo male solo a sentire da lontano le prime note del concerto.

è che agli yuppie flu ci son particolarmente legata per motivi personali ergo sono di parte.

e forse prima o poi sentirò un djset dei peluche, forse.

ricordo solo la perla della marti che verso le 9 dichiara: se siamo così distrutet da questo festival che dura un giorno, come facciamo a sopravvivere a tre?

non lo so, tanto ero troppo assorta nel mio mojito e nel panino con la salamella per rendermene conto.

già, perchè fanno da mangiare anche buonissime salamelle.

è il picnic ideale degli amanti della musica e della bucolicità.

non so gli altri, ma l’anno prossimo ci torno. se non altro per perdermi di nuovo, credeer di avere il telefono rotto e molestare persone a caso. e ovviamente,  sempre come dice la marti, fare di tutto per non seguir mezzo concerto.

(in realtà il problema è logistico perchè non esiste il palco. e c’è tantissima amicizia fuori. quindi devi fare metà e metà.)

mi sono risparmiata i deliri personali, ma credo che il risultato sia davvero scarno.

dovessi aprire il libro del mio handmade in tutta sincerità diventerebbe troppo disadattato.

se ne volete leggere di più annaffiati di mojito leggete anche lui